Giancarlo Bernacchi

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L'idea russa - Bengt Jangfeldt

Un libro illuminante. L'eterna Russia in bilico fra oriente e occidente, l'ultimo impero che rivendica la sua specificità e la sua superiorità morale sul resto del modo. Un'ideologia che non da oggi, ma dall'inizio dell'800, predica i valori dell'autocrazia, della religione (ortodossa) e della nazionalità e crede sia la propria missione affermarli sul resto del mondo non slavo. Notare che il grande Dostojevsky non è estraneo a questa linea di pensiero. Perché malgrado questa superiorità antropologico-storica non ci appartiene il dominio del mondo? Nasce da questa dissonanza la paranoia tipica della Russia odierna.
(Ricordate la "Sonderweg" tedesca?)

Il tempo dei tiranni - Moisès Naím

Un libro da leggere. Come le 3P (Populismo, Polarizzazione, Post-verità) minacciano le democrazie. Come una nuova classe di tiranni ha imparato a usare sistematicamente la disinformazione consentita dai nuovi media per giungere al potere senza colpi di stato e coltivando invece l'antipolitica e l'avversione alle élites. Tutti diversi fra loro, li unisce una sorta di associazione che ha lo scopo di minare le democrazie occ1dentali.

Dall'eternità a qui : la ricerca della teoria ultima del tempo / Sean Carroll ; traduzione di Franco Ligabue

La "freccia del tempo" e la sua connessione con l'entropia sono i temi di questo libro. Ma, a partire da qui, il discorso investe (c'eran dubbi?) l'intero universo, la sua origine e la sua "stranezza". E quando l'argomento è l'universo, si finisce col parlare di un po' di tutto. Sean Carroll è un noto (astro)fisico, autore, fra l'altro, di uno dei più notevoli testi di Relatività Generale degli ultimi anni. Qui si dimostra anche un abile scrittore, oltre che un buon divulgatore. La mia impressione personale è tuttavia che ci siano troppe parole in questo libro(ne) e che questo distragga e occulti talvolta i nessi logici, spesso sottili, che legano le varie parti. Si tratta in ogni caso di un libro denso e impegnativo che, se non richiede una particolare preparazione matematica, si svolge tutto a un livello di argomentazione complesso e di una certa sottigliezza concettuale. Non è da leggere senza una conoscenza preliminare, magari sommaria, dei vari argomenti. Una rilettura con la matita in mano che si proponga di evidenziare la struttura e le linee deduttive sembra consigliabile, data la vastità e la varietà dei temi. Molti gli argomenti trattati in modo chiaro e accurato, fra cui: 1) la definizione di entropia (Boltzmann) in base al numero di configurazioni microscopiche che sono macroscopicamente indistinguibili e il concetto collegato di "partizione a grana grossa" dello spazio degli stati; 2) la storia entropica dell'universo, in particolare l'"ipotesi sul passato", per cui l'universo ha avuto origine in uno stato di bassa entropia: se si invoca come spiegazione una fluttuazione casuale, la sua probabilità è infinitesima (secondo l'A., estremamente più bassa di quella che basterebbe a produrre, anziché un intero universo, osservatori isolati o "cervelli di Boltzmann"! Qui il terreno mi sembra molto sdrucciolevole); 3) la strana realtà degli oggetti quantistici consistente in una sovrapposizione di stati (il gatto di Schroedinger esiste propriamente in stato di sovrapposizione vivo + morto!) e l'interpretazione del collasso della funzione d'onda quantistica al momento della misura: critico nei confronti dell'"ipotesi di Copenhagen", l'A. le preferisce l'ipotesi "a molti mondi" di Everett; 4)alcune idee sulla termodinamica dei buchi neri, come la congettura di Beckenstein per cui l'area dell'orizzonte degli eventi uguaglia l'entropia del buco nero, da collegarsi a un generale "principio olografico" per cui una realtà tridimensionale è codificabile in termini di informazione in 2D; 5)la spiegazione dell'uniformità e della piattezza dell'universo con l'"inflazione"; 6) qualche idea o ipotesi sul multiverso. L'A. non è un sostenitore del principio antropico. In modo meno felice sono trattati argomenti come l'"entanglement" o il nesso fra entropia e informazione. Come si vede, gli argomenti trattati sono molti (troppi?) e nel loro insieme fanno un libro eclettico, interessante e complesso. Alla fine resta senza risposta la domanda fondamentale: come può essersi realizzato per l'universo uno stato iniziale con entropia così bassa, così lontano dall'equilibrio? Ma questa non-conclusione è, allo stato attuale delle conoscenze, inevitabile. Tuttavia, se la meta non è un gran che, l'escursione ha fatto scoprire paesaggi estremamente suggestivi: la fatica spesa su 486 pagine non è stata vana.

Nabateo lo scriba / Youssef Ziedan ; traduzione di Daniele Mascitelli

Questo secondo romanzo dell'egiziano Youssef Ziedan (il primo è stato "Azazel") consta del lungo racconto, scritto in prima persona, della dolorosa odissea della giovane Marya, ragazza diciottenne di un villaggio copto del basso Egitto presa in moglie da un commerciante semi-nomade della tribù dei Nabatei, il popolo stanziato nella zona dell'antica Petra. Le vicende si collocano all'inizio del VII secolo, nel momento in cui i Bizantini riprendono possesso dell'Egitto dopo la disfatta inflitta da Eraclio ai Persiani. Nel frattempo la penisola araba è scossa dalle turbolenze del nascente Islam, votato a una fulminea espansione che culminerà in quegli stessi anni con la conquista dell'intero Medio Oriente. Il tema dominante del romanzo è la desolante condizione femminile tipica di quelle culture: la donna è considerata alla stregua di un animale domestico, cui nel migliore dei casi viene riservato un trattamento quasi-umano. Questo stato di cose risalirebbe dunque a prima dell'Islam; la nuova religione avrebbe poi recepito quanto già faceva parte del costume, incorporandolo in sé e cristallizzandolo nel suo intransigente rifiuto evolutivo. La grande storia lambisce Marya e la sua famiglia nabatea, ma nel finale del libro sarà un personaggio storico, quell'Amr ibn al-As che guida le orde dei conquistatori verso occidente, a far sloggiare i Nabatei dalla loro sede perché, insieme agli Ebrei che i Bizantini perseguitano, fungano da avanguardia alla conquista islamica dell'Egitto. Vi sono alcune particolarità in questo romanzo che val la pena di notare. Il racconto procede lentissimo (a un ritmo paragonabile, per intenderci, a quello dei film di Ermanno Olmi), salvo accelerare verso il finale. Il titolo si riferisce a un personaggio comprimario che, brevemente presentato all'inizio, non entra in scena prima della metà del libro, e mai come figura centrale. Ma sarà lui, il Nabateo, a indurre, con la sua sola presenza, nella bistrattata Marya lo spirito di ribellione che la porterà all'azzardo finale che si compie inaspettatamente nell'ultima pagina, quando la ragazza deciderà finalmente di seguire la voce del cuore. L'Islam e la sua fulminea diffusione iniziale hanno un posto marginale nella narrazione, che sembra però considerare del tutto secondario l'aspetto religioso, importante solo in quanto fattore unificante della nazione araba che scopre la sua forza proprio nel momento di massima debolezza dei due imperi, il Bizantino e il Sassanide, logorati dalla loro guerra infinita, e con ciò le possibilità di preda, dapprima, e di conquista vera e propria poi. La conversione all'Islam di alcuni dei personaggi è raffigurata come un fatto superficiale o di convenienza. Se non come opportunità di abbandonare il commercio carovaniero per la razzia e la guerra di conquista. Questo in particolare vale per la squallida figura del marito di Marya, che la nuova religione trasforma in un predone a tutti gli effetti, anche nei confronti della moglie. Il valore del romanzo sta, oltre che nell'indubbio talento narrativo dell'autore, nella accurata ricostruzione dell'ambiente storico. La vivacità dei caratteri e l'abilità descrittiva riscattano in gran parte la lentezza del racconto e rendono il libro piacevolmente leggibile. Basta superare le prime cinquanta-sessanta pagine.

Neutrino / Frank Close

Ogni secondo cento miliardi di neutrini attraversano ogni centimetro quadrato delle nostra pelle, non ve ne eravate accorti?
La più elusiva delle particelle elementari, il neutrino, e la complessa vicenda della sua scoperta è l'argomento di questo libro di Frank Close, professore di fisica a Oxford. Il racconto si svolge sull'arco di più decenni, dall'iniziale ipotesi di Pauli sul decadimento beta, al modello di Fermi, alle intuizioni di Pontecorvo. Rivelato per la prima volta da Reines e Cowan nel 1956, il neutrino avrebbe dato per decenni filo da torcere a Davis e Bahcall che si erano proposti di misurarne il flusso proveniente dalle reazioni nucleari all'interno del sole. Troppo pochi: perché questa grande discrepanza fra teoria ed esperimenti? Che cos'era sbagliato? La spiegazione, già ipotizzata da Pontecorvo, ha avuto conferme sperimentali soltanto in anni recenti: le oscillazioni di neutrino nelle tre forme elettronica, muonica e tauonica (fra parentesi, a questo si riferiscono anche gli esperimenti del Gran Sasso, ahimè più noti per il disgraziato incidente della supposta velocità super-luminale). L'Autore sa dipingere a colori vivaci le vicende di questa moderna saga scientifica, i suoi personaggi, e i riconoscimenti che hanno (o non hanno)avuto. Nobel assegnati (anche dopo decenni) e Nobel negati o mancati, talvolta anche solo per carenza di longevità. Il neutrino non ha finito di stupire e, secondo Close, potrebbe essere la chiave verso nuovi sviluppi nella fisica delle particelle. Nella cosmologia ha già dato contributi importanti, non solo nell'astrofisica solare, ma anche con la conferma del meccanismo di esplosione delle supernove data in occasione della supernova del 1987 nella Nube di Magellano. Pochi lampi di luce in una caverna sotterranea hanno confermato la correttezza della teoria ipotizzata per le più immani catastrofi che avvengono nell'universo: è il messaggio che ci hanno portato i neutrini emessi al momento del collasso della stella, 180.000 anni prima che iniziasse la nostra storia.
Una lettura avvincente, che non richiede particolari conoscenze di fisica, ma solo una conoscenza generale dei fatti e la curiosità di capire come funziona il mondo.

R: La vita inaspettata : il fascino di un'evoluzione che non ci aveva previsto / Telmo Pievani

Se si riavvolgesse e rigirasse molte volte il film della vita sulla terra, mai ci ritroveremmo a esserne il punto finale. L'evoluzione è un fenomeno dominato dalla contingenza: non esiste un canovaccio necessario, meno che mai un finalismo. E' questa la tesi fondamentale del libro. Niente Disegno Intelligente, quindi, ma neppure una qualche esoterica "tendenza alla complessità", né un "progresso lineare" verso forme più evolute. L'evoluzione non è un meccanismo ottimale, ma un sistema imperfetto di "bricolage" che si arrabatta a conseguire risultati atti alla sopravvivenza, ancorché imperfetti. L'evoluzione è "cespugliosa" e produce per mutazione spontanea e selezione una molteplicità di varianti adattative. Entrano nel gioco fattori come la compatibilità ambientale, le migrazioni, l'isolamento geografico, la deriva genetica (fenomeno per cui un gruppo numericamente limitato dà origine a una popolazione con peculiari caratteristiche genetiche). I fattori ambientali sono sempre determinanti e tali da imporre mutamenti imprevisti al corso evolutivo: basti pensare ai "cigni neri" delle grandi estinzioni. L'aleatorietà del risultato è ben rappresentata dal Pikaya, antico cordato cambriano della "fauna di Burgess", fortunosamente sopravvissuto alla grande estinzione del Cambriano e dal quale derivano tutti i vertebrati. Se il Pikaya si fosse estinto (o se non si fossero estinti i dinosauri 65 milioni di anni fa) noi non saremmo qui. Oltre che non necessari, non siamo neppure unici: è scoperta recente che fino a poche decine di migliaia di anni fa coesistevano con la nostra altre quattro o cinque specie umane non-sapiens.
Il cap.4 è dedicato ad argomenti polemici contro il creazionismo e i significati teleologici che i credenti vogliono attribuire all'evoluzione. Il cap.5 è una riflessione sulla condizione umana così come viene suggerita dai dati evoluzionistici. L'uomo è intimamente un prodotto dell'evoluzione della vita sulla terra e ne porta segni e tendenze evidenti. Ma è anche altro e capace di concezioni che sono estranee al mondo naturale, come il sentimento di uguaglianza fra gli uomini e il senso della giustizia (nozioni che non hanno analogo in una natura dove dominano la violenza e la sopraffazione). La nostra specie presenta dunque "un'ambiguità radicale... frutto di una particolare storia naturale in cui le nostre tendenze aggressive e violente ci hanno permesso di sopravvivere tanto quanto quelle cooperative e prosociali... L'uomo autentico non rappresenta tanto una "rivolta" della natura contro se stessa, ma un'uscita da essa" (pag.221). Il riconoscimento della contingenza storica ci assicura che il futuro è aperto, e questo dovrebbe ispirare all'azione e alla fiducia.
Notizie interessanti e di prima mano (sulle specie homo recenti, sui dinosauri piumati, sui fossili di Burgess, sui primi pesci-anfibi,...) soprattutto nei primi capitoli. Ma il cuore del libro consiste nella riaffermazione del darwinismo e nel contrasto delle varie ipotesi finalistiche che si propongono, se non si negarne il meccanismo, di "indirizzare" l'evoluzione; in subordine nella riaffermazione della libertà e responsabilità umane dopo che si è fatta piazza pulita della teleologia e della necessità storica.
Un libro di sicuro interesse, ma di lettura non sempre agevole. In particolare nel cap.4 sono discussi dettagli tecnici sui quali si accapigliano gli specialisti ma che hanno spesso un'apparenza speciosa per i lettori meno "sofisticati" (è un brutto segno quando ciò che è ovvio per l'uomo comune diventa controverso e complicato per lo studioso: meglio il contrario!). Il dubbio è che le cose siano, nei fatti, più semplici di quanto si possa riportare dalla lettura di questo capitolo 4. Anche la prosa dell'A., pur esteticamente pregevole, è spesso inutilmente complessa sia per termini usati che per struttura sintattica, oltre che frequentemente allusiva. Una scrittura più conforme a un testo di filosofia che di "Storia naturale". Ma in Italia si usa così...

I Catari : eresia, crociata, Inquisizione dall'XI al XIV secolo / Michel Roquebert

“Vasti domini annessi alla corona Capetingia proprio mentre stavano per essere completamente assorbiti dalla casata di Barcellona e che sotto la sua egida avrebbero costituito un vastissimo stato feudale che andava dall'Ebro alle Alpi e che non sarebbe stato né Francia né Spagna: questo il risultato degli sconvolgimenti politici nati dalla volontà delle Chiesa romana di sbarazzarsi con la forza del Catarismo Occitanico” (pag.614). E così l'Occitania non è mai nata.
Bellissima la trattazione di Roquebert, autorevole storico del Catarismo (autore di una fondamentale opera in 5 volumi, di cui questo librone è il riassunto!) il cui programma dichiarato è “la conoscenza nella simpatia”. Dal contenuto dogmatico del dualismo càtaro (singolare l'interpretazione del prologo di Giovanni in cui il “nihil” creato senza di Lui sarebbe il bieco mondo, opera del principio divino malefico) alla sua organizzazione ecclesiale, ai fatti della vicenda storica: la Crociata di Innocenzo III, ma anche il complesso svolgimento della “Crociata Reale” dei re di Francia e l'Inquisizione, oltre il rogo di Montsegur fino a Guglielmo Bélibaste, l'ultimo “buon cristiano”. Senza trascurare il Catarismo Lombardo di Cremona e Sirmione.
Delineata con indulgenza la figura dell'apprendista-stregone Innocenzo III e con una certa simpatia quelle dei conti di Tolosa Raimondo VI e Raimondo VII, costretti a ogni doppiezza diplomatica nel tentativo di sfuggire ai fulmini della Chiesa e di salvare la pace sociale (se non la tolleranza religiosa) nel loro stato invaso dai baroni del Nord. Abile e spregiudicato condottiero nonché sincero credente il crudele Simone di Montfort, che cercò di trarre il massimo vantaggio personale dal conflitto forzando, d'accordo coi legati pontifici, le intenzioni del Papa. Quanto a doppiezza e opportunismo chi ne esce peggio sono gli ecclesiastici, signori della guerra come dell'intrigo. Lo sterminio sistematico dei Catari della Linguadoca è un episodio tragico che ha cambiato il corso della storia dell'Europa; la Chiesa di Roma, responsabile dell'eccidio, s'è appropriata per mezzo degli Ordini Mendicanti, in primis i Domenicani, delle istanze virtuose che avevano decretato il successo dei “buoni cristiani” in Linguadoca.
Della vicenda storica e umana questo libro offre un affresco indimenticabile: unico problema è la sua “densità” o eccesso di dettaglio che, talora, tende a spingere sullo sfondo le grandi linee del procedere storico. Un grosso libro “amabile”, leggibile e (anche troppo) completo.

Caro Papa, ti scrivo : un matematico ateo a confronto con il papa teologo / Piergiorgio Odifreddi

Questo libro si lascia leggere piacevolmente. A differenza di altri libri dello stesso autore, i toni sono qui - per quanto inevitabilemnte polemici - sempre garbati, misurati, mai sguaiati. E' chiaro che Odifreddi non sottoscrive nulla del credo di papa Ratzinger e non manca di fargli rilevare che la sua fede è "follia" - e lo fa citando S. Paolo! Un sottile umorismo pervade in effetti molte pagine di questo libro, la cui scrittura è arguta e pregevole anche esteticamente. Indubbiamente Odifreddi sa cavarsela brillantemente non solo col linguaggio formale della logica matematica, ma anche con la più imprecisa prosa ordinaria. Quanto alla bontà delle sue tesi, ogni lettore giudicherà. Che questo avvenga non trincerandosi dietro stereotipi, ma usando la ragione, è una speranza dell'autore che ci sentiamo di condividere pienamente. Sintomo di corretta documentazione, segnalo la puntigliosa precisione con cui l'autore distingue il Credo di Costantinopoli da quello di Nicea.

Qualcosa anziché il nulla : la rivoluzione del pensiero cosmologico / Mario Novello ; traduzione di Ugo Moschella

Un brutto libro, che forse non era il caso di tradurre a 5 anni dall'edizione brasiliana. L'A. è un fisico, si qualifica cosmologo, ma usa il tipico modo di argomentazione verbale e verbosa dei filosofi. E' fissato con la "'rifondazione della fisica"', compito questo che spetterebbe alla cosmologia, scienza che starebbe sopra la fisica, includendola senza esservi inclusa (per la verità un certo profumo di meta-fisica lo si coglie!). Perché? Ma perché la cosmologia si occupa dell'universo come un tutto. Però questa rifondazione dovrebbe farla insieme agli "altri 'saperi"'. Insomma, la fisica andrebbe rifondata come Kant ha rifondato la metafisica (!). Sarebbe la costante cosmologica 'Lambda("'la grande lambda"') di Einstein a dare pretesto e materiale a questa rifondazione. Sull'argomento grandi discorsi para-filosofici: proprio la 'Lambda dovrebbe sancire lo status della cosmologia trascendente la fisica (e pensare che il povero Einstein l'aveva introdotta come un artificio per rendere stazionario l'universo, come allora si credeva fosse!). Distinguo speciosi, spiegazioni che non spiegano nulla (anche la matematica talvolta viene 'descritta', ma senza speranza), analisi pedanti; salvo poi dare per scontatissimi concetti quantomai astrusi. Non si capisce bene, ma l'A. non sembra favorevole al big-bang, non ne parla un gran bene e ha piuttosto un debole per l'universo di Gödel, il più esotico e cervellotico di tutti i modelli. Non vengono tralasciate attestazioni di stima e citazioni d'onore per Heidegger (da cui viene il titolo del libro), ma si tira in ballo anche il simpatico filosofo ultra-nichilista Cioran. A questo punto, c'era da aspettarselo. Lettore avvisato, mezzo salvato. Se posso aggiungere un consiglio: chi si interessa di queste cose farebbe bene a leggersi il libro di Frank Close: "'Nulla"', ed. Codice, 2011. L'argomento è lo stesso, ma l'aria che tira è ben diversa!

Ipazia : vita e sogni di una scienziata del 4. secolo / Adriano Petta, Antonino Colavita

Non esageriamo. Si tratta di un romanzo, d'accordo, anche se la cosa non era immediatamente chiara. Ipazia, giovane filosofa neo-platonica, viene passata per una specie di "vergine astrale" tutta compresa dalla sua missione di salvare il mondo, la cultura classica, la libera ricerca, la sperimentazione scientifica. Che tocchi a un individuo isolato una missione di questo genere capita solo nelle avventure di Topolino e James Bond. Ipazia è naturalmente una sostenitrice dell'eliocentrismo e della teoria atomistica, ma sembra essere perfettamente al corrente anche della teoria della relatività e della meccanica quantistica (non ditelo a Einstein e Schroedinger). In realtà Ipazia è - questo sì - una vittima della violenza anti-pagana scatenata dal vescovo Cirillo di Alessandria. Secondo questo libro si tratterebbe di un fenomeno generale: sotto Teodosio in ogni città dell'impero i cristiani prendono il potere e scatenano un guerra oscurantista contro la cultura classica che, ovviamente, è impregnata di paganesimo. Mi piacerebbe capire se le cose andarono davvero così. Accendere questa curiosità è un merito di questo libro, che alla povera Ipazia non rende un gran servizio.

Le prigioni della mente araba / Tarek Heggy ; a cura di Valentina Colombo

Un libretto fondamentale per capire la mentalità araba attuale. L'autore è un coraggioso liberal egiziano che condanna senza reticenze l'islam wahhabita integralista e illiberale che lentamente va sosttuendo una versione di islam più tollerante e non incompatibile con il progresso e la cultura occidentale, che lA. ha speimentato nella sua giovinezza e che chiama "islam gentile" o "turco-egiziano". Il declino delle società arabe, secondo Heggy, è iniziato col rifiuto del razionalismo di Averroè, passato poi in eredità all'Occidente, a favore della visione tradizionalista, conservatrice e aderente alla lettera del testo sacro dell'islam di al-Ghazali. Ciò avvenne anche a causa dell'implicito appoggio dato da quaest'ultimo ai regimi dispotici del tempo. Il dispotismo ha innescato e tiene tuttora in azione nelle società arabe un meccanismo perverso che impedisce la mobilità sociale, diffonde l'incompetenza a tutti i livelli di responsabillità e porta al degrado sociale e alla diffusione della rassegnazione o del risentimento nella società, che sempre più vede nell'integralismo religioso wahhabbita l'unica possibilità di riscatto. Una diagnosi che si può ritenere corretta, per quanto incompleta. Ammirevole il coraggio con cui l'A. prende le difese dei gruppi minoritari violentemente emarginati come gli sciiti in Arabia e i Copti in Egitto. Ma la vera battaglia dell'A. è contro l'arretratezza e l'oscurantismo nella sua versione araba.

La grande strategia dell'Impero bizantino / Edward Luttwak

Un libro di grande interesse, una particolare sezione trasversale della millenaria storia di Bisanzio. La grande strategia dell'Impero è anzitutto diplomazia, intelligence, intrigo, corruzione del nemico; solo come estrema possibilità guerra guerreggiata. E anche allora non si tratta di guerra di annientamento del nemico al modo romano, ma di contenimento , di manovra. Mai, se possbile, battaglie campali, costose in termini di uomini anche per il vincitore. Il nemico non va distrutto perchè un nuovo nemico prenderebbe il suo posto - così la storia ha insegnato ai bizantini,  il cui confine settentrionale era esposto alle periodiche invasioni dei popoli dell'Asia centrale - e il nemico di oggi può essere l'alleato di domani. E' inoltre importante "comprendere" il nemico e il suo modo di combattere ed eventualmente copiarne prontamente l'armamento, come avvenne nel caso dell'arco composito dei cavalieri Unni. Sono questi alcuni dei segreti della longevità di Bisanzio sebbene fosse sempre, salvo forse al tempo di Giustiniano e degli imperatori macedoni, in ristrettezza di uomini e risorse militari. In questo senso la strategia del'Impero appare "moderna" (è forse un suggerimento che Luttwak dà all'"impero americano" del dopo-Bush?) Molto interessanti fra l'altro le notizie che l'A. dà sui popoli delle steppe che hanno avuto un ruolo nella storia bizantina: Unni, Avari, Bulgari, Magiari, Slavi, Kazari, Cumani, Rus', Peceneghi, Turcomanni, di cui di solito si parla poco. Vivace e leggibile malgrado la mole, salvo qualche pesantezza nel capitolo dove si esaminano i trattati di arte militare bizantina.
 

Risplendi grande lucciola : riflessioni di storia naturale / Stephen Jay Gould ; prefazione di Giovanni Pinna ; traduzione di Libero Sosio. - 1. ed

L'Autore è un noto biologo evoluzionista, ma anche un maestro di stile per la saggistica. Il libro è una raccolta di saggi sui temi più svariati, da Kropotkin alle missioni Voyager e dalla teoria della probabilità  all'ornitorinco. Spesso c'è qualche attinenza con la specializzazione scientifica dell'Autore, che tuttavia dimostra interessi e cultura largamente enciclopedici. Una caratteristica specifica dell'Autore è la tendenza a riesaminare criticamente anche ciò che il mondo ufficiale della scienza dà per scontato (perchè esiste anche un conformismo scientifico che fa sì che certi argomenti si ritengano esauriti e non più degni di attenzione mentre altri sono di moda) . Un libro denso di (svariati) significati che si legge piacevolmente.

La caduta di Roma e la fine della civiltà / Bryan Ward-Perkins ; traduzione di Mario Carpitella

Un'opera davvero magistrale sulla caduta dell'impero di Roma e su quel che ne è seguito. Contro le recenti tesi del "trapasso graduale" e della "trasformazione di civiltà", l'Autore riafferma l'evidenza catastrofica della fine dell'impero, consistente nel generale collasso del modus vivendi romano, anche riguardo al sistema di produzione e distribuzione di beni correnti di elevata qualità, come il vasellame domestico (ma anche le anfore e le tegole ) e in un arretramento a condizioni di vita analoghe a quelle preistoriche, almeno nelle regioni periferiche. Roma non è caduta per desiderio di indipendenza dei popoli sottomessi, e gli stessi barbari ambivano anzitutto farsi "Romani". L'impero è crollato perchè è venuta meno gradualmente la base fiscale che permetteva il mantenimento di un esercito professionale; e questo a causa dell degrado del territorio provocato dalle incursioni dei popoli germanici. In questo senso, i barbari, secondo l'Autore, sono responsabili di "omicidio preterintenzionale".
Molto interessante la documentazione archeologica portata a supporto dall'Autore, che ha lavorato alungo sul campo in Italia.
Molto piacevole lo stile letterario sintetico e arguto; il libro si lascia leggere quasi fosse un romanzo.
Credo che questo studio resterà a lungo una pietra miliare fra quanto, di vario valore, pubblicato sull'argomento.

L' Europa verso il suicidio? : senza unione federale il destino degli europei è segnato / Giulio Ercolessi ; prefazione di Federico Orlando

Questo libro contiene tutte le considerazioni che un "cittadino europeo" dovrebbe fare e tutti i problemi che dovrebbe porsi, invece di considerarsi marginalmente coinvolto in un processo che, sia pure svogliatamente, po porterà a realizzare un'Europa politica. L'unione europea non entusiasma, ma in qualche modo si realizzerà come qualcosa di inevitabile perché non se ne può fare a meno. Invece, non è così: il rischio di fallimento è quanto mai nell'ordine delle cose. L'aspetto più critico è il "problema dell'allargamento" che l'A. esamina con realismo critico: Un libro che dovrebbe essere letto da tutti, specie da chi non si rende conto che un'Europa troppo allargata non sarà un'Europa politica ma solo una zona di libero scambio e una specie di "ONU regionale".

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