Nicoletta Furnari

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Re: Commenti alla missione 50: Un manga

Premetto che mia figlia ha sempre esternato una passione per il disegno ma, da quando frequenta la Scuola del Fumetto di Chiavari, mi coinvolge in ogni iniziativa legata a questo tema. La scorsa estate abbiamo scoperto il mondo del coslplay e, a novembre, non abbiamo potuto mancare al Lucca Comics&Games.
Per me, che ormai ho una certa età, è stata un'esperienza travolgente in tutti i sensi, sia per la marea di gente accorsa all'evento, sia per le modalità con cui ciascuno dei partecipanti ha manifestato ed espresso la propria devozione alla causa.
In particolare, mi ha colpito la cura con cui molti cosplayer hanno riprodotto i loro costumi di scena: soltanto grazie ad un'accurata ricerca ho scoperto che quelli che mi piacevano di più si rifacevano al mondo di "GENSHIN IMPACT", un action RPG open world free-to-play sviluppato dalla software house cinese miHoYo a partire dal 2020, con una trama di epic fantasy anche piuttosto intricata.
A tale universo ludico ha fatto seguito anche il manga (disponibile gratuitamente online) che, in realtà non ripropone gli stessi eventi del gioco (e lo so perché ho provato anche quello), ma vuole approfondire maggiormente le storie di personaggi e di alcuni fatti noti, ma non "direttamente esperiti".
Uscire fuori dagli schemi è stato interessante; l'unico lato negativo è rappresentato senza dubbio dalla traduzione italiana, nella quale ho incontrato errori di tutti i tipi (alcuni persino esilaranti, che fanno concorrenza a quelli prodotti dai miei alunni...).

Nikka's Reading Challenge: Sfida Speciale "FLASHMOB NATALIZIO" #1 #7 #9

Sfida Speciale "FLASHMOB NATALIZIO"

Per questa sfida speciale ho letto "UN LETTO PER DUE" di Beth O'Leary in quanto:
#1: Uno dei personaggi principali ha la barba
#7: Le azioni del protagonista sono principalmente finalizzate ad aiutare suo fratello in carcere
#9: I due protagonisti, pur essendo sazi, eccedono nel mangiare solo perché è offerto

"UN LETTO PER DUE" di Beth O'Leary

#1: Uno dei personaggi principali ha la barba
#7: Le azioni del protagonista sono principalmente finalizzate ad aiutare suo fratello in carcere
#9: I due protagonisti, pur essendo sazi, eccedono nel mangiare solo perché è offerto

“UN LETTO PER DUE” è un romance che mi ha sorpreso e, purtroppo, lo intendo in senso negativo.
Dall’abstract promettente mi aspettavo una storia romantica e leggera: se il romanticismo in effetti è presente ovunque, la leggerezza è sporadica ma, soprattutto, costantemente affiancata da situazioni opprimenti. Ammiro il fatto che Beth O’Leary abbia voluto trattare tematiche serie e di notevole importanza sociale, ma mischiare violenza psicologica, stalking, scorretta amministrazione della giustizia, cure palliative per malattie in stadio terminale a situazioni ridicole, a volte grottesche, e forse anche poco realistiche, mi è parso “troppo”.
Non mi sono piaciuti particolarmente nemmeno i personaggi, la cui caratterizzazione è lacunosa e, a tratti, incoerente.
Ma la cosa che mi ha dato più fastidio è stata l’impostazione stilistica dei dialoghi, come se si trattasse di un copione teatrale. Posso tollerare questa modalità nel caso in cui vengano riportate chat telefoniche tra i personaggi, ma negli scambi de visu mi pare degradante nei confronti della professionalità dell’autrice.

Re: Commenti alla missione 53: Un libro che abbia vinto il premio Bancarella

Avere una figlia che frequenta il liceo classico mi dà l’opportunità di avvicinarmi a tematiche che mi affascinano da sempre ma che, con la mia formazione di stampo più scientifico da un lato e musicale dall’altro, non ho mai avuto modo di approfondire.
È stato questo il caso di una sua lettura estiva, l’Anabasi di Senofonte, ma tramite l’interpretazione decisamente più moderna ed accattivante di Valerio Massimo Manfredi ne L’ARMATA PERDUTA, con il quale nel 2008 ha vinto il Premio Bancarella.
Per mezzo di un lunghissimo flashback e con la voce narrante di Abira, una ragazza siriana, l’autore espone in modo fin troppo particolareggiato i fatti storici relativi alle conseguenze che la sconfitta di Ciro il Giovane, il quale avrebbe voluto spodestare il fratello Artaserse dal trono persiano, ha inflitto ad un esercito di circa tredicimila mercenari greci, ricordati in futuro come i “Diecimila”.
Abira, infatti, decide impulsivamente di abbandonare il proprio villaggio per condividere il destino del soldato di cui si è invaghita, Xenophon (ogni riferimento, evidentemente, non è casuale). In realtà, all’inizio Xeno non è un vero e proprio soldato: dopo essere fuggito da Atene, viene arruolato in gran segreto come consigliere, per tenere traccia degli accadimenti legati a questa grande armata che dovrebbe essere condannata a “scomparire nel nulla”. Solo in seguito ad oscuri intrighi diventerà uno dei comandanti di un esercito che «doveva vincere o essere annientato perché la sua sola sopravvivenza era la prova di un tradimento» ma che, contrariamente ad ogni previsione e nonostante le numerose perdite, riesce a tornare in patria.
Come sempre, ho gradito lo stile ricco e coinvolgente di Manfredi, in particolare per quanto riguarda la rievocazione storica e paesaggistica. Devo ammettere, però, che non è una delle sue produzioni più scorrevoli e, personalmente, non sono stata in grado di apprezzare il valore delle descrizioni super dettagliate di manovre belliche, battaglie e, più in generale, di tutto ciò che concerne l’organizzazione militare.
La conclusione, poi, mi è parsa una forzatura del tutto arbitraria.

Re: Commenti alla missione 53: Un libro che abbia vinto il premio Bancarella

Avere una figlia che frequenta il liceo classico mi dà l’opportunità di avvicinarmi a tematiche che mi affascinano da sempre ma che, con la mia formazione di stampo più scientifico da un lato e musicale dall’altro, non ho mai avuto modo di approfondire.
È stato questo il caso di una sua lettura estiva, l’Anabasi di Senofonte, ma tramite l’interpretazione decisamente più moderna ed accattivante di Valerio Massimo Manfredi ne L’ARMATA PERDUTA, con il quale nel 2008 ha vinto il Premio Bancarella.
Per mezzo di un lunghissimo flashback e con la voce narrante di Abira, una ragazza siriana, l’autore espone in modo fin troppo particolareggiato i fatti storici relativi alle conseguenze che la sconfitta di Ciro il Giovane, il quale avrebbe voluto spodestare il fratello Artaserse dal trono persiano, ha inflitto ad un esercito di circa tredicimila mercenari greci, ricordati in futuro come i “Diecimila”.
Abira, infatti, decide impulsivamente di abbandonare il proprio villaggio per condividere il destino del soldato di cui si è invaghita, Xenophon (ogni riferimento, evidentemente, non è casuale). In realtà, all’inizio Xeno non è un vero e proprio soldato: dopo essere fuggito da Atene, viene arruolato in gran segreto come consigliere, per tenere traccia degli accadimenti legati a questa grande armata che dovrebbe essere condannata a “scomparire nel nulla”. Solo in seguito ad oscuri intrighi diventerà uno dei comandanti di un esercito che «doveva vincere o essere annientato perché la sua sola sopravvivenza era la prova di un tradimento» ma che, contrariamente ad ogni previsione e nonostante le numerose perdite, riesce a tornare in patria.
Come sempre, ho gradito lo stile ricco e coinvolgente di Manfredi, in particolare per quanto riguarda la rievocazione storica e paesaggistica. Devo ammettere, però, che non è una delle sue produzioni più scorrevoli e, personalmente, non sono stata in grado di apprezzare il valore delle descrizioni super dettagliate di manovre belliche, battaglie e, più in generale, di tutto ciò che concerne l’organizzazione militare.
La conclusione, poi, mi è parsa una forzatura del tutto arbitraria.

Re: Commenti alla missione 16: Un giallo ambientato a Parigi

Hugo Marston è un ex agente dell’FBI, attualmente capo della sicurezza all’ambasciata americana di Parigi che, alla vigilia delle tanto meritate ferie, si ritrova ad acquistare un raro libro al banco del suo amico Max, un anziano bouquiniste. Assistere direttamente al suo rapimento lo sconvolge e lo spinge a trascorrere le sue vacanze con l’unico intento di rintracciarlo al più presto, sano e salvo. Peccato che si ritroverà ad affrontare una faccenda molto più complicata ed estesa di quanto abbia mai potuto immaginare, e sarà proprio il libro a condurlo, inaspettatamente, sulla strada giusta.
“IL LIBRAIO DI PARIGI” è un ibrido tra un thriller e un giallo, con un ritmo narrativo non particolarmente adrenalinico ma con numerose scene d’azione ed un intrigante percorso di indagine che, fino alla fine, non preannuncia nulla, mettendo in atto, anzi, vari depistaggi. Ne ho apprezzato sia la vicenda, sia il fatto che Mark Pryor abbia dato spazio ad evocative descrizioni di diversi scorci della capitale francese, corredati da interessanti informazioni storiche e turistiche. Per me è stato come tornare indietro nel tempo di qualche mese quando, proprio lo scorso luglio, con figli e marito ho trascorso due splendide settimane nella Ville Lumière.

Re: Foglia

Nonostante il mio atteggiamento pregiudizievole nei confronti di Wattpad, sono costretta a confessare che, se avessi letto questo libro negli ultimi anni della mia tardo adolescenza, immagino che ne sarei rimasta ossessionata per anni (e probabilmente non mi sarei nemmeno accorta delle incongruenze, delle esagerazioni e degli errori nel corso delle pagine).
Il primo volume di “GAME OF GODS – DISCESA AGLI INFERI” è un new adult che fa continui ed interessanti riferimenti alla mitologia greca (una delle mie passioni) e, al contempo, racconta le vicende di alcuni ragazzi che frequentano Yale.
Devo ammettere che, inizialmente, con la descrizione dei fantastici fratelli Lively, è stato impossibile non pensare ai Cullen di Stephenie Meyer, ma le analogie si sono ben presto interrotte.
Senz’altro una persona della mia età ha la continua sensazione di una storia già conosciuta, ma Hazel Riley ha avuto l’abilità di aggiungere un tocco di cultura classica e di mistero ai drammi esistenziali e sentimentali e ai triti e ritriti romance trope, con uno stile narrativo tutto sommato coinvolgente e con personaggi dalla personalità piuttosto intrigante (anche se alcuni tendono alla follia).
Peccato che il libro si interrompa proprio sul più bello, quando i segreti stanno per essere svelati: per soddisfare la mia innata curiosità ora mi toccherà proseguire con la serie.

Re: Toppa

Ho scovato questo libro grazie alla passione che mia figlia ha per l’arte e, soprattutto, per il disegno e per tutto ciò che ad esso è attinente, ivi compresi i colori.
“LE TOPPE DI ARLECCHINO. ESISTONO I COLORI?” è una pubblicazione breve ma interessante e decisamente molto intensa. Una dissertazione sotto forma di saggio da parte di Claudio Magris che argomenta il tema dei colori partendo dalla loro esperienza fisica e percettiva, passando per una loro analisi filosofica fino a giungere al simbolismo del colore, esplicitato in ogni forma artistica e tuttora impronta culturale di popolazioni e civiltà.
Nonostante le poche pagine non si è trattato di una lettura semplice, nel senso che ogni frase è un accenno, un richiamo, una citazione, comunque un’espressione densa di significato che rappresenta solo la punta di un iceberg che spazia enormemente tra la storia della filosofia, della psicologia, della letteratura e dell’arte.
Se da un lato si danno per scontati svariati contenuti culturali ad ampio spettro, dall’altro questo volumetto può essere la giusta provocazione per andare ad approfondire ciò che non si conosce abbastanza da capire ed apprezzare appieno i sottintesi alle parole di Magris.

Re: Senso

Pur avendo già sentito parlare di Maurizio De Giovanni, non mi era ancora capitato di leggere qualcosa di suo. “IL SENSO DEL DOLORE. L’INVERNO DEL COMMISSARIO RICCIARDI” quindi, oltre ad essere il primo volume della fortunata serie dedicata a Luigi Alfredo Ricciardi, rappresenta anche la mia prima esperienza con questo autore, anche se posso affermare con certezza che non sarà di certo l’ultima. La sua scrittura chiara e diretta, le frasi brevi, le espressioni calzanti, le descrizioni evocative e le molteplici ricapitolazioni sul punto in cui si trovano le indagini, hanno reso il romanzo avvincente e appassionante.
Forse sarà perché ne fa da sfondo il mondo dell’opera lirica, che io prediligo in modo particolare essendo soprano, ma credo che anche l’ambientazione della vicenda abbia avuto un ruolo rilevante nel catturare la mia attenzione. Mi è dispiaciuto non essere così pratica di Napoli, dei suoi quartieri e delle sue vie, da non poter gustare meglio i movimenti e i percorsi intrapresi dai personaggi, anche se alcuni scorci, quelli tra i più famosi, li ho comunque davanti agli occhi.
La figura dello stesso protagonista poi mi ha intrigato parecchio, non tanto per la sua straordinaria capacità di vedere coloro che sono morti di morte violenta «per un periodo di tempo che rifletteva l’estrema emozione, l’energia improvvisa dell’ultimo pensiero (…), con i segni delle ferite e l’espressione dell’ultimo attimo prima della fine e le ultime parole ripetute incessantemente», quanto per ciò che ne consegue: un uomo giovane, di bell’aspetto e benestante ma solitario, cupo, che intimorisce e allontana chi che gli sta attorno, ma non per questo non è in grado di provare affetto, rispetto, riconoscenza nei confronti di coloro che li meritano. Un uomo capace di riflessioni profonde sulla vita e sulla morte, che trasforma una “maledizione” in una “missione”, per dare conforto e pace alle anime di chi è vittima dell’amore o della fame oppure, come in questo caso, di entrambi che, come l’esperienza gli insegna, «sono all’origine di ogni infamia, in tutte le forme che possono assumere: orgoglio, potere, invidia, gelosia (…) e il dolore che generano».

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