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DELLA VITA SEMPRE NUOVA

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Dante e il femminile Vita Nuova e lingua E lo primo che cominciò a dire sì come poeta volgare, si mosse però che volle fare intendere le sue parole a donna, a la quale era malagevole d'intendere li versi latini (VN XXV) Un nuovo pubblico Contrapposizione tra i letterati che hanno prostituito la letteratura e i nobili cioè principi, baroni, cavalieri, e molt'altra nobile gente, non solamente maschi ma femmine, che sono molti e molte in questa lingua, volgari e non litterati. (CV I) Lingua e amore Questo mio volgare fu congiungitore delli miei generanti, che con esso parlavano … per che manifesto è lui essere concorso alla mia generazione, e così essere alcuna cagione del mio essere. Donne e bambini e nutrice DVE: Poiché non ci risulta che alcuno prima di noi abbia scritto sopra ciò che occorre sapere intorno all’eloquenza volgare, e poiché d’altra parte vediamo benissimo che tale eloquenza è necessaria a tutti -tant’è che non solo gli uomini ma, per quanto glielo concede la natura anche le donne e i bambini si sforzano di impararla… chiamo lingua volgare quella che i bambini imparano a usare da chi sta loro intorno non appena cominciano ad articolare i suoni; oppure, per dirla in modo più breve ancora, quella che impariamo senza regola alcuna quando imitiamo la nutrice. Paradiso XXXI “L’addio a Beatrice” 31. 58 Uno intendea, e altro mi rispuose: 31. 59 credea veder Beatrice e vidi un sene 31. 60 vestito con le genti gloriose. 31. 61 Diffuso era per li occhi e per le gene 31. 62 di benigna letizia, in atto pio 31. 63 quale a tenero padre si convene. 31. 64 E «Ov'è ella?», sùbito diss'io. 31. 65 Ond'elli: «A terminar lo tuo disiro 31. 66 mosse Beatrice me del loco mio; 31. 67 e se riguardi sù nel terzo giro 31. 68 dal sommo grado, tu la rivedrai 31. 69 nel trono che suoi merti le sortiro». 31. 70 Sanza risponder, li occhi sù levai, 31. 71 e vidi lei che si facea corona 31. 72 reflettendo da sé li etterni rai. 31. 73 Da quella region che più sù tona 31. 74 occhio mortale alcun tanto non dista, 31. 75 qualunque in mare più giù s'abbandona, 31. 76 quanto lì da Beatrice la mia vista; 31. 77 ma nulla mi facea, ché sua effige 31. 78 non discendea a me per mezzo mista. 31. 79 «O donna in cui la mia speranza vige, 31. 80 e che soffristi per la mia salute 31. 81 in inferno lasciar le tue vestige, 31. 82 di tante cose quant'i' ho vedute, 31. 83 dal tuo podere e da la tua bontate 31. 84 riconosco la grazia e la virtute. 31. 85 Tu m'hai di servo tratto a libertate 31. 86 per tutte quelle vie, per tutt'i modi 31. 87 che di ciò fare avei la potestate. 31. 88 La tua magnificenza in me custodi, 31. 89 sì che l'anima mia, che fatt'hai sana, 31. 90 piacente a te dal corpo si disnodi». 31. 91 Così orai; e quella, sì lontana 31. 92 come parea, sorrise e riguardommi; 31. 93 poi si tornò a l'etterna fontana. 31. 94 E 'l santo sene: «Acciò che tu assommi 31. 95 perfettamente», disse, «il tuo cammino, 31. 96 a che priego e amor santo mandommi, 31. 97 vola con li occhi per questo giardino; 31. 98 ché veder lui t'acconcerà lo sguardo 31. 99 più al montar per lo raggio divino. 31.100 E la regina del cielo, ond'io ardo 31.101 tutto d'amor, ne farà ogne grazia, 31.102 però ch'i' sono il suo fedel Bernardo». 31.103 Qual è colui che forse di Croazia 31.104 viene a veder la Veronica nostra, 31.105 che per l'antica fame non sen sazia, 31.106 ma dice nel pensier, fin che si mostra: 31.107 `Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace, 31.108 or fu sì fatta la sembianza vostra?'; 31.109 tal era io mirando la vivace 31.110 carità di colui che 'n questo mondo, 31.111 contemplando, gustò di quella pace. 31.112 «Figliuol di grazia, quest'esser giocondo», 31.113 cominciò elli, «non ti sarà noto, 31.114 tenendo li occhi pur qua giù al fondo; 31.115 ma guarda i cerchi infino al più remoto, 31.116 tanto che veggi seder la regina 31.117 cui questo regno è suddito e devoto». 31.118 Io levai li occhi; e come da mattina 31.119 la parte oriental de l'orizzonte 31.120 soverchia quella dove 'l sol declina, 31.121 così, quasi di valle andando a monte 31.122 con li occhi, vidi parte ne lo stremo 31.123 vincer di lume tutta l'altra fronte. 31.124 E come quivi ove s'aspetta il temo 31.125 che mal guidò Fetonte, più s'infiamma, 31.126 e quinci e quindi il lume si fa scemo, 31.127 così quella pacifica oriafiamma 31.128 nel mezzo s'avvivava, e d'ogne parte 31.129 per igual modo allentava la fiamma; 31.130 e a quel mezzo, con le penne sparte, 31.131 vid'io più di mille angeli festanti, 31.132 ciascun distinto di fulgore e d'arte. 31.133 Vidi a lor giochi quivi e a lor canti 31.134 ridere una bellezza, che letizia 31.135 era ne li occhi a tutti li altri santi; 31.136 e s'io avessi in dir tanta divizia 31.137 quanta ad imaginar, non ardirei 31.138 lo minimo tentar di sua delizia. 31.139 Bernardo, come vide li occhi miei 31.140 nel caldo suo caler fissi e attenti, 31.141 li suoi con tanto affetto volse a lei, 31.142 che ' miei di rimirar fé più ardenti. T1 If 1. 1. 1 Nel mezzo del cammin di nostra vita 1. 2 mi ritrovai per una selva oscura 1. 3 ché la diritta via era smarrita. 1. 4 Ahi quanto a dir qual era è cosa dura 1. 5 esta selva selvaggia e aspra e forte 1. 6 che nel pensier rinova la paura! 1. 7 Tant'è amara che poco è più morte; 1. 8 ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, 1. 9 dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. 1. 10 Io non so ben ridir com'i' v'intrai, 1. 11 tant'era pien di sonno a quel punto 1. 12 che la verace via abbandonai. 1. 13 Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto, 1. 14 là dove terminava quella valle 1. 15 che m'avea di paura il cor compunto, 1. 16 guardai in alto, e vidi le sue spalle 1. 17 vestite già de' raggi del pianeta 1. 18 che mena dritto altrui per ogne calle. 1. 19 Allor fu la paura un poco queta 1. 20 che nel lago del cor m'era durata 1. 21 la notte ch'i' passai con tanta pieta. 1. 22 E come quei che con lena affannata 1. 23 uscito fuor del pelago a la riva 1. 24 si volge a l'acqua perigliosa e guata, 1. 25 così l'animo mio, ch'ancor fuggiva, 1. 26 si volse a retro a rimirar lo passo 1. 27 che non lasciò già mai persona viva. 1. 28 Poi ch'ei posato un poco il corpo lasso, 1. 29 ripresi via per la piaggia diserta, 1. 30 sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso. 1. 31 Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta, 1. 32 una lonza leggiera e presta molto, 1. 33 che di pel macolato era coverta; 1. 34 e non mi si partia dinanzi al volto, 1. 35 anzi 'mpediva tanto il mio cammino, 1. 36 ch'i' fui per ritornar più volte vòlto. 1. 37 Temp'era dal principio del mattino, 1. 38 e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle 1. 39 ch'eran con lui quando l'amor divino 1. 40 mosse di prima quelle cose belle; 1. 41 sì ch'a bene sperar m'era cagione 1. 42 di quella fiera a la gaetta pelle 1. 43 l'ora del tempo e la dolce stagione; 1. 44 ma non sì che paura non mi desse 1. 45 la vista che m'apparve d'un leone. 1. 46 Questi parea che contra me venisse 1. 47 con la test'alta e con rabbiosa fame, 1. 48 sì che parea che l'aere ne tremesse. 1 49 Ed una lupa, che di tutte brame 1. 50 sembiava carca ne la sua magrezza, 1. 51 e molte genti fé già viver grame, 1. 52 questa mi porse tanto di gravezza 1. 53 con la paura ch'uscia di sua vista, 1. 54 ch'io perdei la speranza de l'altezza. 1. 55 E qual è quei che volontieri acquista, 1. 56 e giugne 'l tempo che perder lo face, 1. 57 che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista; 1. 58 tal mi fece la bestia sanza pace, 1. 59 che, venendomi 'ncontro, a poco a poco 1. 60 mi ripigneva là dove 'l sol tace. 1. 61 Mentre ch'i' rovinava in basso loco, 1. 62 dinanzi a li occhi mi si fu offerto 1. 63 chi per lungo silenzio parea fioco. 1. 64 Quando vidi costui nel gran diserto, 1. 65 «Miserere di me», gridai a lui, 1. 66 «qual che tu sii, od ombra od omo certo!». 1. 67 Rispuosemi: «Non omo, omo già fui, 1. 68 e li parenti miei furon lombardi, 1. 69 mantoani per patria ambedui. 1. 70 Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi, 1. 71 e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto 1. 72 nel tempo de li dèi falsi e bugiardi. 1. 73 Poeta fui, e cantai di quel giusto 1. 74 figliuol d'Anchise che venne di Troia, 1. 75 poi che 'l superbo Ilion fu combusto. 1. 76 Ma tu perché ritorni a tanta noia? 1. 77 perché non sali il dilettoso monte 1. 78 ch'è principio e cagion di tutta gioia?». 1. 79 «Or se' tu quel Virgilio e quella fonte 1. 80 che spandi di parlar sì largo fiume?», 1. 81 rispuos'io lui con vergognosa fronte. 1. 82 «O de li altri poeti onore e lume 1. 83 vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore 1. 84 che m'ha fatto cercar lo tuo volume. 1. 85 Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore; 1. 86 tu se' solo colui da cu' io tolsi 1. 87 lo bello stilo che m'ha fatto onore. 1. 88 Vedi la bestia per cu' io mi volsi: 1. 89 aiutami da lei, famoso saggio, 1. 90 ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi». 1. 91 «A te convien tenere altro viaggio», 1. 92 rispuose, poi che lagrimar mi vide, 1. 93 «se vuo' campar d'esto loco selvaggio: 1. 94 ché questa bestia, per la qual tu gride, 1. 95 non lascia altrui passar per la sua via, 1. 96 ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide; 1. 97 e ha natura sì malvagia e ria, 1. 98 che mai non empie la bramosa voglia, 1. 99 e dopo 'l pasto ha più fame che pria. 1.100 Molti son li animali a cui s'ammoglia, 1.101 e più saranno ancora, infin che 'l veltro 1.102 verrà, che la farà morir con doglia. 1.103 Questi non ciberà terra né peltro, 1.104 ma sapienza, amore e virtute, 1.105 e sua nazion sarà tra feltro e feltro. 1.106 Di quella umile Italia fia salute 1.107 per cui morì la vergine Cammilla, 1.108 Eurialo e Turno e Niso di ferute. 1.109 Questi la caccerà per ogne villa, 1.110 fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno, 1.111 là onde 'nvidia prima dipartilla. 1.112 Ond'io per lo tuo me' penso e discerno 1.113 che tu mi segui, e io sarò tua guida, 1.114 e trarrotti di qui per loco etterno; 1.115 ove udirai le disperate strida, 1.116 vedrai li antichi spiriti dolenti, 1.117 ch'a la seconda morte ciascun grida; 1.118 e vederai color che son contenti 1.119 nel foco, perché speran di venire 1.120 quando che sia a le beate genti. 1.121 A le quai poi se tu vorrai salire, 1.122 anima fia a ciò più di me degna[…] T2If 2 2. 52 Io era tra color che son sospesi, 2. 53 e donna mi chiamò beata e bella, 2. 54 tal che di comandare io la richiesi. 2. 55 Lucevan li occhi suoi più che la stella; 2. 56 e cominciommi a dir soave e piana, 2. 57 con angelica voce, in sua favella: 2. 58 "O anima cortese mantoana, 2. 59 di cui la fama ancor nel mondo dura, 2. 60 e durerà quanto 'l mondo lontana 2. 61 l'amico mio, e non de la ventura, 2. 62 ne la diserta piaggia è impedito 2. 63 sì nel cammin, che volt'è per paura 2. 64 e temo che non sia già sì smarrito, 2. 65 ch'io mi sia tardi al soccorso levata, 2. 66 per quel ch'i' ho di lui nel cielo udito. 2. 67 Or movi, e con la tua parola ornata 2. 68 e con ciò c'ha mestieri al suo campare 2. 69 l'aiuta, sì ch'i' ne sia consolata. 2. 70 I' son Beatrice che ti faccio andare; 2. 71 vegno del loco ove tornar disio; 2. 72 amor mi mosse, che mi fa parlare. 2. 73 Quando sarò dinanzi al segnor mio, 2. 74 di te mi loderò sovente a lui". 2. 75 Tacette allora, e poi comincia' io: O donna di virtù, sola per cui l'umana spezie eccede ogne contento di quel ciel c'ha minor li cerchi sui […] 2. 91 I' son fatta da Dio, sua mercé, tale, 2. 92 che la vostra miseria non mi tange, 2. 93 né fiamma d'esto incendio non m'assale. 2. 94 Donna è gentil nel ciel che si compiange 2. 95 di questo 'mpedimento ov'io ti mando, 2. 96 sì che duro giudicio là sù frange. 2. 97 Questa chiese Lucia in suo dimando 2. 98 e disse: - Or ha bisogno il tuo fedele 2. 99 di te, e io a te lo raccomando -. 2.100 Lucia, nimica di ciascun crudele, 2.101 si mosse, e venne al loco dov'i' era, 2.102 che mi sedea con l'antica Rachele. 2.103 Disse: - Beatrice, loda di Dio vera, 2.104 ché non soccorri quei che t'amò tanto, 2.105 ch'uscì per te de la volgare schiera? 2.106 non odi tu la pieta del suo pianto? 2.107 non vedi tu la morte che 'l combatte 2.108 su la fiumana ove 'l mar non ha vanto? 2.109 Al mondo non fur mai persone ratte 2.110 a far lor pro o a fuggir lor danno, 2.111 com'io, dopo cotai parole fatte, 2.112 venni qua giù del mio beato scanno, 2.113 fidandomi del tuo parlare onesto, 2.114 ch'onora te e quei ch'udito l'hanno". 2.115 Poscia che m'ebbe ragionato questo, 2.116 li occhi lucenti lagrimando volse; 2.117 per che mi fece del venir più presto; 2.118 e venni a te così com'ella volse; 2.119 d'inanzi a quella fiera ti levai 2.120 che del bel monte il corto andar ti tolse. 2.121 Dunque: che è? perché, perché restai? 2.122 perché tanta viltà nel core allette? 2.123 perché ardire e franchezza non hai? 2.124 poscia che tai tre donne benedette 2.125 curan di te ne la corte del cielo, 2.126 e 'l mio parlar tanto ben ti promette?». T3 E’ m’incresce di me sì duramente: Lo giorno che costei nel mondo venne, secondo che si trova nel libro de la mente che vien meno, la mia persona pargola sostenne una passïon nova, tal ch’io rimasi di paura pieno; ch’a tutte mie virtù fu posto un freno subitamente, sì ch’io caddi in terra, per una luce che nel cuor percosse: e se ’l libro non erra, lo spirito maggior tremò sì forte, che parve ben che morte per lui in questo mondo giunta fosse: ma or ne incresce a quei che questo mosse (vv. 57-70). T4[I] Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice, li quali non sapeano che si chiamare. Ella era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d'oriente de le dodici parti l'una d'un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono. Apparve vestita di nobilissimo colore, umile ed onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia. In quello punto dico veracemente che lo spirito de la vita, lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare sì fortemente che apparia ne li mènimi polsi orribilmente; e tremando, disse queste parole: «Ecce deus fortior me, qui veniens dominabitur mihi». In quello punto lo spirito animale, lo quale dimora ne l'alta camera ne la quale tutti li spiriti sensitivi portano le loro percezioni, si cominciò a maravigliare molto, e parlando spezialmente a li spiriti del viso, sì disse queste parole: «Apparuit iam beatitudo vestra». In quello punto lo spirito naturale, lo quale dimora in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro, cominciò a piangere, e piangendo, disse queste parole: «Heu miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!». D'allora innanzi dico che Amore segnoreggiò la mia anima, la quale fu sì tosto a lui disponsata, e cominciò a prendere sopra me tanta sicurtade e tanta signoria per la vertù che li dava la mia imaginazione, che me convenia fare tutti li suoi piaceri compiutamente. Elli mi comandava molte volte che io cercasse per vedere questa angiola giovanissima; onde io ne la mia puerizia molte volte l'andai cercando, e vedèala di sì nobili e laudabili portamenti, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Omero: Ella non parea figliuola d'uomo mortale, ma di Deo. E avegna che la sua imagine, la quale continuamente meco stava, fosse baldanza d'Amore a segnoreggiare me, tuttavia era di sì nobilissima vertù, che nulla volta sofferse che Amore mi reggesse sanza lo fedele consiglio de la ragione in quelle cose là ove cotale consiglio fosse utile a udire. E però che soprastare a le passioni e atti di tanta gioventudine pare alcuno parlare fabuloso, mi partirò da esse; e trapassando molte cose, le quali si potrebbero trarre de l'esemplo onde nascono queste, verrò a quelle parole le quali sono scritte ne la mia memoria sotto maggiori paragrafi. T6 Divorare o donare Io dicea fra me stesso pensando: ‘Ecco la gente che perdé Ierusalemme, quando Maria nel figlio diè di becco!’ (Pg xxiii, 28-30) e disser: “Padre, assai ci fia men doglia se tu mangi di noi: tu ne vestisti queste misere carni, e tu le spoglia”.(If XXXIII, 61-63) lupo e lupicini Ahi Pisa, vituperio de le genti del bel paese là dove 'l sì suona, poi che i vicini a te punir son lenti, muovasi la Capraia e la Gorgona, e faccian siepe ad Arno in su la foce, sì ch’elli annieghi in te ogne persona! Che se ’l conte Ugolino aveva voce d’aver tradita te de le castella, non dovei tu i figliuoi porre a tal croce. Innocenti facea l’età novella, novella Tebe, Uguiccione e ’l Brigata e li altri due che ’l canto suso appella. (If XXXIII, 79-90) La cieca cupidigia che v’ammalia simili fatti v’ha al fantolino che muor per fame e caccia via la balia (Pd XXX,139ss) La politicità del femminile Doglia mi reca ne lo core ardire Corre l’avaro, ma più fugge pace: oh mente cieca, ché non può vedere lo suo folle volere che ’l numero, ch’ognora a passar bada, che ’nfinito vaneggia! (vv. 69-73). [rivolgendosi alle donne] […] conoscete il vil vostro disire; che la beltà d’Amore in voi consente, a vertù solamente formata fu dal suo decreto antico, contra ’l qual voi fallate. Io dico a voi che siete innamorate che se vertute a noi fu data, e beltà a voi, e a costui di due potere un fare, voi non dovreste amare, ma coprir quanto di biltà v’è dato, poi che non c’è vertù, ch’era suo segno. Lasso! a che dicer vegno? Dico che bel disdegno sarebbe in donna, di ragion laudato, partir beltà da sé per suo commiato. Omo da sé vertù fatto ha lontana; omo no, mala bestia ch’om simiglia. [Donne se parlerò male di tutti, non vi meravigliate, ma cercate di comprendere quanto sia meschino il desiderio di voi. Amore consente in voi la bellezza solo perché per antico decreto essa deve conformarsi alla virtù, contro la quale voi ora state peccando. A voi che ora siete innamorate voglio dire che state peccando contro la virtù perché se a voi fu data la bellezza e a noi uomini la virtù, fu solo al fine di unirle insieme. Voi, dunque, non dovreste amare, ma nascondere quanto di bellezza in voi sia dato perché in giro non c’è più virtù. Dannazione! Che voglio dire? Dico che sarebbe bello e lodabile se una donna prendesse per sempre commiato dalla sua bellezza, sdegnata per il fatto che gli uomini si sono del tutto allontanati dalla virtù, e non sembrano più uomini, ma bestie.] (Rime, Doglia mi reca ne lo core ardire, 3-23) Manifesto: Il Fronte di Liberazione del Contadino Impazzito (1973) di Wendell Berry Ama il guadagno facile, l’aumento annuale, le vacanze pagate. Desidera sempre più le cose preconfezionate. Vivi nella paura di conoscere i tuoi vicini e di morire. E avrai una finestra nella tua testa. Neppure il tuo futuro sarà più un mistero. La tua mente sarà schedata E rinchiusa in un cassettino. Quando ti vorranno far comprare qualcosa Ti chiameranno. Quando ti vorranno sacrificare al profitto, te lo faranno sapere. Perciò, amici, ogni giorno fate qualcosa che Non può essere computato. Amate il Signore. Amate il mondo. Lavorate gratis. Prendete tutto quello che avete e siate poveri. Amate qualcuno che non se lo merita. Denunciate il governo e abbracciate la bandiera. Cercate di vivere in quella libera repubblica che essa simboleggia. Approvate tutto quello che non riuscite a capire. Lodate l’ignoranza, perché quello che l’uomo non ha ancora scoperto non ha ancora distrutto. Fate le domande che non hanno risposta. Investite nel millennio. Piantate sequoie. Dichiarate che il raccolto principale È la foresta che non avete seminato, che non vivrete abbastanza per mietere. Chiamate tutto ciò profitto. Profetizzatelo come guadagno. Riponete la vostra fede nei cinque centimetri di humus Che crescono sotto gli alberi Ogni mille anni. Ascoltate i cadaveri – accostate l’orecchio Vicino, e ascoltate il flebile chiacchierio Dei canti che verranno. Preparatevi alla fine del mondo. Ridete. Il riso non è misurabile. Siate gioiosi Pur avendo considerato tutti i fatti e nonostante tutto. Finché le donne non si svendono l potere, date retta alle donne più che agli uomini. Domandati: tutto questo soddisferà Una donna soddisfatta di generare un bimbo? Tutto questo turberà il sonno Di una donna prossima al parto? Vai con il tuo amore nei campi, stenditi tranquillo all’ombra. Posa il tuo capo sul suo grembo. Giura fedeltà a ciò che è più vicino ai tuoi pensieri. Appena i generali e i politicanti Riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero, sbarazzatene. Lascialo lì come una falsa pista, una strada che non hai preso. Sii come la volpe, che lascia più tracce del necessario, a volte in direzione sbagliata. Pratica la resurrezione. Centro mistico femminile L’approfondirsi del divino Pd- 28,13 E com' io mi rivolsi e furon tocchi Pd - 28,14 li miei da ciò che pare in quel volume, Pd 28,15 quandunque nel suo giro ben s' adocchi, Pd - 28,16 un punto vidi che raggiava lume Pd - 28,17 acuto sì, che ' l viso ch' elli affoca Pd - 28,18 chiuder conviensi per lo forte acume; Pd - 28,19 e quale stella par quinci più poca, Pd - 28,20 parrebbe luna, locata con esso Pd - 28,21 come stella con stella si collòca. Pd - 29,9 fiso nel punto che m' avea vinto. Pd - 30,11 sempre dintorno al punto che mi vinse, Pd - 33,94 Un punto solo m' è maggior letargo Dio è per Dante «il punto / a cui tutti li tempi son presenti» (Par. XVII, vv. 17-18), l’Essere nel quale spazio e tempo convergono, «ve s’appunta ogne ubi e ogne quando» (Par. XXIX, v. 12): Il centro mariano If 2. 94 Donna è gentil nel ciel che si compiange 2. 95 di questo 'mpedimento ov'io ti mando, 2. 96 sì che duro giudicio là sù frange. 2. 97 Questa chiese Lucia in suo dimando 2. 98 e disse: - Or ha bisogno il tuo fedele 2. 99 di te, e io a te lo raccomando -. If 5,23vuolsi così colà dove si puote If 5,24ciò che si vuole, e più non dimandare ». Pg I,52ss «Da me non venni: donna scese del ciel, per li cui prieghi de la mia compagnia costui sovvenni. Pd 33. 34 Ancor ti priego, regina, che puoi 33. 35 ciò che tu vuoli, che conservi sani, 33. 36 dopo tanto veder, li affetti suoi. Pd 31.127 così quella pacifica oriafiamma 31.128 nel mezzo s'avvivava, e d'ogne parte 31.129 per igual modo allentava la fiamma; 31.130 e a quel mezzo, con le penne sparte, 31.131 vid'io più di mille angeli festanti, 31.132 ciascun distinto di fulgore e d'arte. 2. 94 Donna è gentil nel ciel che si compiange 2. 95 di questo 'mpedimento ov'io ti mando, 2. 96 sì che duro giudicio là sù frange. 2. 97 Questa chiese Lucia in suo dimando 2. 98 e disse: - Or ha bisogno il tuo fedele 2. 99 di te, e io a te lo raccomando -. Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese l’amore, per lo cui caldo ne l’etterna pace così è germinato questo fiore. Qui se’ a noi meridiana face di caritate, e giuso, intra ‘ mortali, se’ di speranza fontana vivace. Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre sua disianza vuol volar sanz’ali. La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate. Or questi, che da l’infima lacuna de l’universo infin qui ha vedute le vite spiritali ad una ad una, supplica a te, per grazia, di virtute tanto, che possa con li occhi levarsi più alto verso l’ultima salute; (Pd XXXIII, 1-27) Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. La tradizione sudamericana [Maria] è scritta in ogni libro sacro, in ogni testo misterico, in ogni pergamena che la descrive come Vento, Fuoco, Guerriera, Cuore d’Oro, La Que Sabe, Colei Che Sa […]. [È anche] chiamata La Conquista, la Madre dei Conquistati… perché riversa la sua forza soprattutto in noi, che almeno una volta nella vita siamo stati profondamente turbati, scossi, scioccati, annientati, violati e lasciati come morti. […Ma essa è anche] Madre Guerrilla… come a dire che è la leader di quei tanti piccoli gruppi indipendenti di anime coraggiose che, spesso in clandestinità, lottano per resistere a forze ben più numerose, organizzate e dotate di risorse e mezzi. Etty Hillesum a) E ho anche trovato le parole giuste per dire che, a mio avviso, si tratta di un compito storico della donna per i tempi futuri: mostrare all’uomo la via verso la sua anima attraverso l’anima femminile. E in questo non c’è bisogno che si perda nulla della tensione erotica, ma bisogna assegnare il giusto posto a ogni cosa, il posto pertinente, il posto nell’ordine generale. Inoltre, credo che in futuro saranno più importanti e più innovativi quegli uomini che hanno in sé una buona parte di femminilità – e che però in questo sono veri uomini – come lui [Julius Spier] e come Rilke, per esempio, uomini che – qui la mia capacità espressiva mi abbandona – sanno funzionare da segnavia per l’anima. E non quei tipi «lui», quei Führer e quegli eroi in uniforme. Non quelli che comunemente vengono chiamati «veri uomini» b) È vero che vivo intensamente, a volte mi sembra di vivere con un’intensità demoniaca ed estatica, ma ogni giorno mi rinnovo alla sorgente originaria, alla vita stessa, e di tanto in tanto mi riposo in una preghiera. E chi mi dice che vivo troppo intensamente non sa che ci si può ritirare in una preghiera come nella cella di un convento, e che poi si prosegue con rinnovata pace ed energia. Credo che sia soprattutto la paura di sprecarsi a sottrarre alle persone le loro forze migliori. Se, dopo un laborioso processo che è andato avanti giorno dopo giorno, riusciamo ad aprirci un varco fino alle sorgenti originarie che abbiamo dentro di noi, e che io chiamerò “Dio”, e se poi facciamo in modo che questo varco rimanga sempre libero, “lavorando a noi stessi”, allora ci rinnoveremo in continuazione e non avremo più da preoccuparci di dar fondo alle nostre forze. Quella forza viene da dentro: è un piccolo centro chiuso in sé nel quale io, a volte, mi rifugio totalmente, quando il mondo esterno mi pare per un attimo troppo rumoroso, ma, per il resto, tutti i miei sensi sono intensamente protesi verso la realtà che mi circonda, e ciò che esperiscono fuori lo portano nel mio centro che viene, per così dire, rinforzato da ogni nuova impressione. Al centro del nostro essere c'è un punto di nullità [le point vierge] che rimane intatto dal peccato e dall'illusione, un punto di pura verità, un punto o scintilla che appartiene interamente a Dio, che non è mai a nostra disposizione, dal quale Dio dispone della nostra vita, che è inaccessibile alle fantasie della nostra mente e alle brutalità della nostra volontà. Questo piccolo punto di nullità e di povertà assoluta è la gloria pura di Dio in noi. È, per così dire, il Suo nome scritto in noi, come la nostra povertà, la nostra indigenza, la nostra dipendenza e la nostra figliolanza. È come un diamante puro che risplende della luce invisibile del cielo. È in tutti, e se potessimo vederlo, miliardi di punti di luce simili allo splendore di un sole farebbero svanire ogni oscurità e crudeltà della vita dalla faccia della terra... Non ho un programma per questa visione: è un dono. Ma la portata del cielo è in ogni luogo (Thomas Merton) Dante e Ildegarda? Quella circulazion che sì concetta pareva in te come lume reflesso, da li occhi miei alquanto circunspetta, dentro da sé, del suo colore stesso, mi parve pinta de la nostra effige: per che ‘l mio viso in lei tutto era messo […] se non che la mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne. A l’alta fantasia qui mancò possa; ma già volgeva il mio disio e ‘l velle, sì come rota ch’igualmente è mossa, l’amor che move il sole e l’altre stelle (Pd XXXIII, 127-132.140-145). Un tantra occidentale? Il tantrismo è il culto della donna, attraverso la religione della Shakti (divina energia femminile). Il tantra, usando l'esempio della tessitura, è una forma di yoga che congiunge, unisce, assembla. Tan significa innanzitutto un tessuto, intessuto, ciò che è unito, unito, intessuto. La donna e l'uomo sono uniti e intessuti con energia come l'ordito con la trama […].