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Commenti alla missione 40: un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

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Commenti alla missione 40: un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

Commenti alla missione 40: commenta e prendi spunto dalle letture degli altri!

Utente 3835
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Re: Commenti alla missione 40: un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

Appena terminato: "Il paese mormora" le indagini del commissario Berté - di Emilio Martini. Ultimo della serie tratta un nuovo caso per il famoso commissario calabrese - milanese - trapiantato in Liguria con coda lunga Berté, questa volta in vacanza in un paesino di montagna. Si trova alle prese con un caso irrisolto da anni in un gruppo di allora ragazzi ... di sempre piacevole lettura!

Utente 165
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Re: Commenti alla missione 40: un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

"io sono il castigo" Giancarlo De cataldo.

Poliziesco piacevole con un nuovo personaggio il Pm Manrico Spinori della Rocca, forse un po' troppo prevedibile (il colpevole si intuisce poco dopo la metà del libro. Aspetto i prossimi epsodi con Il PM e la sua squadra tutta al femminile

Utente 9548
28 posts

Re: Commenti alla missione 40: un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

"Dormi stanotte sul mio cuore" di Enrico Galiano
Il romanzo mi è molto piaciuto. Una storia poetica scritta particolarmente bene, un mistero che va pian piano svelandosi, un'amicizia tra due bambini che si trasforma in amore. Una protagonista singolare che ti trascina nel suo mondo. Un amore che rimane e cresce nonostante tutto.

Utente 20674
46 posts

Re: Commenti alla missione 40: un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

"Sofia si veste sempre di nero" di Paolo Cognetti.
Romanzo composto da dieci racconti che compongono una sola storia, quella di Sofia, ritratta in diversi momenti della sua vita. Mi è piaciuto molto (anche se non come "le otto montagne") e lo consiglio.
È il ritratto di una giovane donna e delle persone che le sono accanto ma allo stesso tempo si intravede la storia di una società in continuo cambiamento, dall'Italia operaia degli anni 70/80 agli Stati Uniti post 11 settembre.

brisabri
106 posts

Re: Commenti alla missione 40: un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

# 40. Un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

Resto qui – Marco Balzano
Pag. 180

In Val Venosta, sulle rive del lago di Resia c’era una volta Curon, un paese di contadini e di agricoltori che vivevano nei masi, circondati dal verde dei boschi e dal muggire delle mucche. Dal 1950 quel paese però non esiste più, non rimane nulla, solamente un campanile che emerge dall’acqua che l’ha sommerso. La diga che è stata costruita per realizzare un vaso artificiale per la produzione di energia elettrica, contro tutte le proteste degli abitanti, ha inondato e sommerso un intero paese e la storia di molte famiglie.
Molte persone sono scappate da questa devastazione, ma non Trina, la protagonista del libro che attraverso una sorta di diario ci racconta la sua storia, di come sia stata determinata a non lasciare il proprio paese e a opporsi al fascismo che le ha impedito di fare la maestra. Ma anche di come arrivati ad un certo punto, con la guerra che bussa alla porta di casa, sia dovuta scappare con il marito disertore sulle montagne (Alpi svizzere ??? ) nascondendosi per mesi tra i boschi, con la paura quotidiana di essere trovati e fucilati dai soldati.
Ma anche quando la guerra finisce e la gente torna finalmente alle proprie case, il tempo della resistenza e della sofferenza non è ancora terminato: l’incubo della diga attanaglia nuovamente Curon, diventando realtà nel 1950, quando le abitazioni vengono rase al suolo e la diga viene aperta. L’acqua sommerge ogni cosa trasformando Curon nel lago artificiale che è oggi. Solo il campanile emerge dall’acqua, lasciando invece sul fondale i resti di un paese che non c’è più.

“ Ci avessero domandato quel giorno qual era il nostro desiderio più grande, avremmo risposto che era continuare a vivere a Curon, in quel paese senza possibilità da dove i giovani erano scappati e tanti soldati non erano più tornati. Senza voler sapere niente del futuro e senza nessun’altra certezza. Solo restare “.

Resto qui è un diario. Il delicato e profondo diario che la protagonista Trina scrive per parlare alla figlia Marica scomparsa da bambina, in cui narra la propria adolescenza, la nascita della storia d’amore con Erich, del suo sogno di diventare insegnante e di come con la guerra alle porte abbia scelto di fuggire con suo marito su quelle montagne che diventano la loro casa.
Trina è solo una giovane studentessa che sogna di fare la maestra e che si innamora di Erich quando il Fascismo arriva a Curon e si impone con tutta la sua arroganza:
il tedesco non viene più tollerato, i nomi e le insegne dei negozi vengono italianizzati, nelle scuole l’unica lingua a essere insegnata e studiata è l’italiano, vengono imposti coprifuochi e adunate per il passaggio del podestà. Inoltre regna su tutto il paese la minaccia della costruzione di una diga che cambierà per sempre le sorti di questo paese.
Trina ed Erich si sposano e diventano genitori di Marica e Michael, ma nel corso della storia perdono entrambi: Marica sceglie di scappare con gli zii per poter continuare a frequentare la scuola, mentre Michael sceglie di unirsi ai nazisti. Oltre al dolore per il destino del proprio paese, Trina deve lottare contro il dolore per la perdita della figlia, che non ha mai smesso di aspettare, nella speranza di vederla tornare un giorno.
L’unica sua ancora è Erich con il quale, dopo aver disertato al suo rientro dalla guerra, si rifugierà sulle Alpi svizzere per poter sfuggire ai soldati. Riescono a sopravvivere alla fame, al buio e alla paura, ma una volta ritornati a casa alla fine della guerra devono convivere con il progetto della diga che minaccia nuovamente la loro vita. È in queste pagine che emergono maggiormente i temi della resistenza, del coraggio e dell’amore per le proprie origini, la forza di queste persone che preferisce restare e difendere il proprio paese piuttosto che fuggire.

"Non ti racconterò la tua assenza. Non ti dirò una sola parola degli anni passati a cercarti, dei giorni sulla soglia a fissare la strada. Non ti dirò di tuo padre che senza salutarmi esce di casa […]. Non ti dirò dei mesi in cui ciascuno di noi all’improvviso scappava, senza avvisare gli altri, e tutti e tre trovando la casa vuota pensavamo che prima o poi i boschi ci avrebbero inghiottito. Persi per sempre nell’insensato tentativo di riportarti qui. Dove non volevi più stare".

Nonostante sia frutto della fantasia dell’autore, mi è piaciuta l’idea di raccontare una storia vera, dando vita a dei personaggi inventati che molto probabilmente si avvicinano parecchio agli abitanti di Curon realmente esistiti, donando al lettore una ricostruzione di quanto è realmente accaduto a questo paese. La curiosità ora di visitare questo paese è veramente tanta.
Resto qui è il grido di Trina e di tante altre persone come lei, che hanno dovuto affrontare la guerra e di come purtroppo hanno dovuto rinunciare alla propria terra e alle proprie radici.

“Era una terra ricca e piena di pace, la nostra. Sacrificare tutto questo per una diga era semplicemente selvaggio. Una diga si può costruire altrove, un paesaggio una volta devastato non può rinascere più. Non si può rimediare, né replicare, un paesaggio”.

Utente 6495
52 posts

Re: Commenti alla missione 40: un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

"Tutto chiede salvezza", Daniele Mencarelli

Un libro che tratta con una dolcezza e delicatezza incredibili il tema della salute mentale e dalla pazzia. Forte, profondo, celebra la vita nella sua sacralità. Da leggere assolutamente.

Utente 835
240 posts

Commenti alla missione 40: un libro che abbia nel titolo un verbo declinato al presente indicativo

Uccido chi voglio di Fabio Stassi
Altra puntata dei romanzi legati all'eccentrico personaggio di Vince Corso, l'uomo che "guarisce" o aiuta la gente consigliando libri da leggere. Pur essendo ben raccontata è una storia davvero squinternata che fatica a stare in piedi e ad avere una logica.

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