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Commenti alla missione 33: un libro con un insetto nel titolo

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brisabri
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Re: Commenti alla missione 33: un libro con un insetto nel titolo

La stagione dei ragni – Barbara Baraldi
Pag. 564

Torino, 26 agosto 1988. Il Ponte Vittorio Emanuele I è completamente ricoperto di ragnatele, tessute da grossi ragni, un fenomeno mai visto prima e il primo ad accorgersene quella sera è un ragazzo a bordo della sua bmx. Quella stessa notte al Pian del Lot una coppia di fidanzati viene brutalmente uccisa in macchina in un luogo appartato.
Il sostituto procuratore Francesco Scalviati, incaricato di condurre le indagini, è convinto che l’omicidio sia imputabile alla stessa mano di altri due delitti avvenuti 18 mesi prima. E’ un caso particolarmente insidioso che vede l’intervento di collaboratori di diverso genere, tra i quali la giornalista Leda De Almeida e il giovane e arrogante analista americano dell’FBI Isaak Stoner, che grazie alle sue conoscenze sul criminal profiling e i serial killer, ancora sconosciuti in Italia, darà una svolta alle indagini.
L’indagine è difficile e mette a dura prova l’animo del magistrato, che peraltro si trova in un particolare e delicato momento della sua vita: sta per diventare padre.

“No, non si trattava di un comune delinquente, ma di un ragno che stava tessendo la sua tela,
allargandola in più direzioni, visibili e invisibili agli occhi”.

Che dire, io amo Barbara Baraldi. Ancora una volta conferma tutto quello che ho pensato di lei in precedenza, e ancora devo terminare di leggere i suoi precedenti libri.
Per chi si è affezionato ad Aurora, è un tuffo al cuore leggere delle sue origini e soprattutto di suo padre Francesco Scalviati, al quale come ci spiega l’autrice nella sua nota finale, il lettore si affeziona piano piano, pagina dopo pagina, con una progressiva conoscenza della sua umanità e delle sue fragilità, ma anche della sua ostinazione che ritroviamo nel personaggio della figlia Aurora.
Il romanzo è ben costruito, la trama complessa e ben articolata e l’autrice non permette al lettore di respirare, infatti nonostante le cinquecento e passa pagine, la lettura è scorrevolissima e non ci si riesce a staccare dal libro.
I personaggi sono tanti ma ben caratterizzati e delineati, e anche in questo caso ci si affeziona ben presto a tutti. Spunta sicuramente per la sua determinazione, il suo coraggio e il suo passato difficile anche se ancora avvolto dal mistero, la giornalista Leda, una reporter investigativa di grande spessore che spero di ritrovare prossimamente.
In “La stagione dei ragni” si respira un’aria diversa, l’aria degli anni ’80, quando ancora c’erano i floppy disk, il fax, ma non solo. L’autrice oltre ad inserire elementi di vita quotidiana che ormai sembrano davvero lontani, porta i suoi approfondimenti e i suoi studi sul profiling attraverso il personaggio di Isaak Stoner (altro tuffo al cuore per chi conosce Aurora) dimostrando ancora una volta la sua capacità e la sua profonda conoscenza in materia di criminologia e criminalistica, che danno quel tocco in più a tutti i suoi romanzi.
Le ultime righe dove viene deciso il nome della piccola nascitura sono state davvero toccanti, soprattutto quando il procuratore Scalviati dice: “ La chiameremo Aurora, perché non debba mai camminare nel buio”. Chi ama Aurora sa.
Barbara Baraldi resta una garanzia nello sfondo del thriller italiano.

brisabri
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Re: Commenti alla missione 33: un libro con un insetto nel titolo

La stagione dei ragni – Barbara Baraldi
Pag. 564

Torino, 26 agosto 1988. Il Ponte Vittorio Emanuele I è completamente ricoperto di ragnatele, tessute da grossi ragni, un fenomeno mai visto prima e il primo ad accorgersene quella sera è un ragazzo a bordo della sua bmx. Quella stessa notte al Pian del Lot una coppia di fidanzati viene brutalmente uccisa in macchina in un luogo appartato.
Il sostituto procuratore Francesco Scalviati, incaricato di condurre le indagini, è convinto che l’omicidio sia imputabile alla stessa mano di altri due delitti avvenuti 18 mesi prima. E’ un caso particolarmente insidioso che vede l’intervento di collaboratori di diverso genere, tra i quali la giornalista Leda De Almeida e il giovane e arrogante analista americano dell’FBI Isaak Stoner, che grazie alle sue conoscenze sul criminal profiling e i serial killer, ancora sconosciuti in Italia, darà una svolta alle indagini.
L’indagine è difficile e mette a dura prova l’animo del magistrato, che peraltro si trova in un particolare e delicato momento della sua vita: sta per diventare padre.

“No, non si trattava di un comune delinquente, ma di un ragno che stava tessendo la sua tela,
allargandola in più direzioni, visibili e invisibili agli occhi”.

Che dire, io amo Barbara Baraldi. Ancora una volta conferma tutto quello che ho pensato di lei in precedenza, e ancora devo terminare di leggere i suoi precedenti libri.
Per chi si è affezionato ad Aurora, è un tuffo al cuore leggere delle sue origini e soprattutto di suo padre Francesco Scalviati, al quale come ci spiega l’autrice nella sua nota finale, il lettore si affeziona piano piano, pagina dopo pagina, con una progressiva conoscenza della sua umanità e delle sue fragilità, ma anche della sua ostinazione che ritroviamo nel personaggio della figlia Aurora.
Il romanzo è ben costruito, la trama complessa e ben articolata e l’autrice non permette al lettore di respirare, infatti nonostante le cinquecento e passa pagine, la lettura è scorrevolissima e non ci si riesce a staccare dal libro.
I personaggi sono tanti ma ben caratterizzati e delineati, e anche in questo caso ci si affeziona ben presto a tutti. Spunta sicuramente per la sua determinazione, il suo coraggio e il suo passato difficile anche se ancora avvolto dal mistero, la giornalista Leda, una reporter investigativa di grande spessore che spero di ritrovare prossimamente.
In “La stagione dei ragni” si respira un’aria diversa, l’aria degli anni ’80, quando ancora c’erano i floppy disk, il fax, ma non solo. L’autrice oltre ad inserire elementi di vita quotidiana che ormai sembrano davvero lontani, porta i suoi approfondimenti e i suoi studi sul profiling attraverso il personaggio di Isaak Stoner (altro tuffo al cuore per chi conosce Aurora) dimostrando ancora una volta la sua capacità e la sua profonda conoscenza in materia di criminologia e criminalistica, che danno quel tocco in più a tutti i suoi romanzi.
Le ultime righe dove viene deciso il nome della piccola nascitura sono state davvero toccanti, soprattutto quando il procuratore Scalviati dice: “ La chiameremo Aurora, perché non debba mai camminare nel buio”. Chi ama Aurora sa.
Barbara Baraldi resta una garanzia nello sfondo del thriller italiano.

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La stagione dei ragni – Barbara Baraldi
Pag. 564

Torino, 26 agosto 1988. Il Ponte Vittorio Emanuele I è completamente ricoperto di ragnatele, tessute da grossi ragni, un fenomeno mai visto prima e il primo ad accorgersene quella sera è un ragazzo a bordo della sua bmx. Quella stessa notte al Pian del Lot una coppia di fidanzati viene brutalmente uccisa in macchina in un luogo appartato.
Il sostituto procuratore Francesco Scalviati, incaricato di condurre le indagini, è convinto che l’omicidio sia imputabile alla stessa mano di altri due delitti avvenuti 18 mesi prima. E’ un caso particolarmente insidioso che vede l’intervento di collaboratori di diverso genere, tra i quali la giornalista Leda De Almeida e il giovane e arrogante analista americano dell’FBI Isaak Stoner, che grazie alle sue conoscenze sul criminal profiling e i serial killer, ancora sconosciuti in Italia, darà una svolta alle indagini.
L’indagine è difficile e mette a dura prova l’animo del magistrato, che peraltro si trova in un particolare e delicato momento della sua vita: sta per diventare padre.

“No, non si trattava di un comune delinquente, ma di un ragno che stava tessendo la sua tela,
allargandola in più direzioni, visibili e invisibili agli occhi”.

Che dire, io amo Barbara Baraldi. Ancora una volta conferma tutto quello che ho pensato di lei in precedenza, e ancora devo terminare di leggere i suoi precedenti libri.
Per chi si è affezionato ad Aurora, è un tuffo al cuore leggere delle sue origini e soprattutto di suo padre Francesco Scalviati, al quale come ci spiega l’autrice nella sua nota finale, il lettore si affeziona piano piano, pagina dopo pagina, con una progressiva conoscenza della sua umanità e delle sue fragilità, ma anche della sua ostinazione che ritroviamo nel personaggio della figlia Aurora.
Il romanzo è ben costruito, la trama complessa e ben articolata e l’autrice non permette al lettore di respirare, infatti nonostante le cinquecento e passa pagine, la lettura è scorrevolissima e non ci si riesce a staccare dal libro.
I personaggi sono tanti ma ben caratterizzati e delineati, e anche in questo caso ci si affeziona ben presto a tutti. Spunta sicuramente per la sua determinazione, il suo coraggio e il suo passato difficile anche se ancora avvolto dal mistero, la giornalista Leda, una reporter investigativa di grande spessore che spero di ritrovare prossimamente.
In “La stagione dei ragni” si respira un’aria diversa, l’aria degli anni ’80, quando ancora c’erano i floppy disk, il fax, ma non solo. L’autrice oltre ad inserire elementi di vita quotidiana che ormai sembrano davvero lontani, porta i suoi approfondimenti e i suoi studi sul profiling attraverso il personaggio di Isaak Stoner (altro tuffo al cuore per chi conosce Aurora) dimostrando ancora una volta la sua capacità e la sua profonda conoscenza in materia di criminologia e criminalistica, che danno quel tocco in più a tutti i suoi romanzi.
Le ultime righe dove viene deciso il nome della piccola nascitura sono state davvero toccanti, soprattutto quando il procuratore Scalviati dice: “ La chiameremo Aurora, perché non debba mai camminare nel buio”. Chi ama Aurora sa.
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La stagione dei ragni – Barbara Baraldi
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Torino, 26 agosto 1988. Il Ponte Vittorio Emanuele I è completamente ricoperto di ragnatele, tessute da grossi ragni, un fenomeno mai visto prima e il primo ad accorgersene quella sera è un ragazzo a bordo della sua bmx. Quella stessa notte al Pian del Lot una coppia di fidanzati viene brutalmente uccisa in macchina in un luogo appartato.
Il sostituto procuratore Francesco Scalviati, incaricato di condurre le indagini, è convinto che l’omicidio sia imputabile alla stessa mano di altri due delitti avvenuti 18 mesi prima. E’ un caso particolarmente insidioso che vede l’intervento di collaboratori di diverso genere, tra i quali la giornalista Leda De Almeida e il giovane e arrogante analista americano dell’FBI Isaak Stoner, che grazie alle sue conoscenze sul criminal profiling e i serial killer, ancora sconosciuti in Italia, darà una svolta alle indagini.
L’indagine è difficile e mette a dura prova l’animo del magistrato, che peraltro si trova in un particolare e delicato momento della sua vita: sta per diventare padre.

“No, non si trattava di un comune delinquente, ma di un ragno che stava tessendo la sua tela,
allargandola in più direzioni, visibili e invisibili agli occhi”.

Che dire, io amo Barbara Baraldi. Ancora una volta conferma tutto quello che ho pensato di lei in precedenza, e ancora devo terminare di leggere i suoi precedenti libri.
Per chi si è affezionato ad Aurora, è un tuffo al cuore leggere delle sue origini e soprattutto di suo padre Francesco Scalviati, al quale come ci spiega l’autrice nella sua nota finale, il lettore si affeziona piano piano, pagina dopo pagina, con una progressiva conoscenza della sua umanità e delle sue fragilità, ma anche della sua ostinazione che ritroviamo nel personaggio della figlia Aurora.
Il romanzo è ben costruito, la trama complessa e ben articolata e l’autrice non permette al lettore di respirare, infatti nonostante le cinquecento e passa pagine, la lettura è scorrevolissima e non ci si riesce a staccare dal libro.
I personaggi sono tanti ma ben caratterizzati e delineati, e anche in questo caso ci si affeziona ben presto a tutti. Spunta sicuramente per la sua determinazione, il suo coraggio e il suo passato difficile anche se ancora avvolto dal mistero, la giornalista Leda, una reporter investigativa di grande spessore che spero di ritrovare prossimamente.
In “La stagione dei ragni” si respira un’aria diversa, l’aria degli anni ’80, quando ancora c’erano i floppy disk, il fax, ma non solo. L’autrice oltre ad inserire elementi di vita quotidiana che ormai sembrano davvero lontani, porta i suoi approfondimenti e i suoi studi sul profiling attraverso il personaggio di Isaak Stoner (altro tuffo al cuore per chi conosce Aurora) dimostrando ancora una volta la sua capacità e la sua profonda conoscenza in materia di criminologia e criminalistica, che danno quel tocco in più a tutti i suoi romanzi.
Le ultime righe dove viene deciso il nome della piccola nascitura sono state davvero toccanti, soprattutto quando il procuratore Scalviati dice: “ La chiameremo Aurora, perché non debba mai camminare nel buio”. Chi ama Aurora sa.
Barbara Baraldi resta una garanzia nello sfondo del thriller italiano.

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La stagione dei ragni – Barbara Baraldi
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Torino, 26 agosto 1988. Il Ponte Vittorio Emanuele I è completamente ricoperto di ragnatele, tessute da grossi ragni, un fenomeno mai visto prima e il primo ad accorgersene quella sera è un ragazzo a bordo della sua bmx. Quella stessa notte al Pian del Lot una coppia di fidanzati viene brutalmente uccisa in macchina in un luogo appartato.
Il sostituto procuratore Francesco Scalviati, incaricato di condurre le indagini, è convinto che l’omicidio sia imputabile alla stessa mano di altri due delitti avvenuti 18 mesi prima. E’ un caso particolarmente insidioso che vede l’intervento di collaboratori di diverso genere, tra i quali la giornalista Leda De Almeida e il giovane e arrogante analista americano dell’FBI Isaak Stoner, che grazie alle sue conoscenze sul criminal profiling e i serial killer, ancora sconosciuti in Italia, darà una svolta alle indagini.
L’indagine è difficile e mette a dura prova l’animo del magistrato, che peraltro si trova in un particolare e delicato momento della sua vita: sta per diventare padre.

“No, non si trattava di un comune delinquente, ma di un ragno che stava tessendo la sua tela,
allargandola in più direzioni, visibili e invisibili agli occhi”.

Che dire, io amo Barbara Baraldi. Ancora una volta conferma tutto quello che ho pensato di lei in precedenza, e ancora devo terminare di leggere i suoi precedenti libri.
Per chi si è affezionato ad Aurora, è un tuffo al cuore leggere delle sue origini e soprattutto di suo padre Francesco Scalviati, al quale come ci spiega l’autrice nella sua nota finale, il lettore si affeziona piano piano, pagina dopo pagina, con una progressiva conoscenza della sua umanità e delle sue fragilità, ma anche della sua ostinazione che ritroviamo nel personaggio della figlia Aurora.
Il romanzo è ben costruito, la trama complessa e ben articolata e l’autrice non permette al lettore di respirare, infatti nonostante le cinquecento e passa pagine, la lettura è scorrevolissima e non ci si riesce a staccare dal libro.
I personaggi sono tanti ma ben caratterizzati e delineati, e anche in questo caso ci si affeziona ben presto a tutti. Spunta sicuramente per la sua determinazione, il suo coraggio e il suo passato difficile anche se ancora avvolto dal mistero, la giornalista Leda, una reporter investigativa di grande spessore che spero di ritrovare prossimamente.
In “La stagione dei ragni” si respira un’aria diversa, l’aria degli anni ’80, quando ancora c’erano i floppy disk, il fax, ma non solo. L’autrice oltre ad inserire elementi di vita quotidiana che ormai sembrano davvero lontani, porta i suoi approfondimenti e i suoi studi sul profiling attraverso il personaggio di Isaak Stoner (altro tuffo al cuore per chi conosce Aurora) dimostrando ancora una volta la sua capacità e la sua profonda conoscenza in materia di criminologia e criminalistica, che danno quel tocco in più a tutti i suoi romanzi.
Le ultime righe dove viene deciso il nome della piccola nascitura sono state davvero toccanti, soprattutto quando il procuratore Scalviati dice: “ La chiameremo Aurora, perché non debba mai camminare nel buio”. Chi ama Aurora sa.
Barbara Baraldi resta una garanzia nello sfondo del thriller italiano.

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Il sostituto procuratore Francesco Scalviati, incaricato di condurre le indagini, è convinto che l’omicidio sia imputabile alla stessa mano di altri due delitti avvenuti 18 mesi prima. E’ un caso particolarmente insidioso che vede l’intervento di collaboratori di diverso genere, tra i quali la giornalista Leda De Almeida e il giovane e arrogante analista americano dell’FBI Isaak Stoner, che grazie alle sue conoscenze sul criminal profiling e i serial killer, ancora sconosciuti in Italia, darà una svolta alle indagini.
L’indagine è difficile e mette a dura prova l’animo del magistrato, che peraltro si trova in un particolare e delicato momento della sua vita: sta per diventare padre.

“No, non si trattava di un comune delinquente, ma di un ragno che stava tessendo la sua tela,
allargandola in più direzioni, visibili e invisibili agli occhi”.

Che dire, io amo Barbara Baraldi. Ancora una volta conferma tutto quello che ho pensato di lei in precedenza, e ancora devo terminare di leggere i suoi precedenti libri.
Per chi si è affezionato ad Aurora, è un tuffo al cuore leggere delle sue origini e soprattutto di suo padre Francesco Scalviati, al quale come ci spiega l’autrice nella sua nota finale, il lettore si affeziona piano piano, pagina dopo pagina, con una progressiva conoscenza della sua umanità e delle sue fragilità, ma anche della sua ostinazione che ritroviamo nel personaggio della figlia Aurora.
Il romanzo è ben costruito, la trama complessa e ben articolata e l’autrice non permette al lettore di respirare, infatti nonostante le cinquecento e passa pagine, la lettura è scorrevolissima e non ci si riesce a staccare dal libro.
I personaggi sono tanti ma ben caratterizzati e delineati, e anche in questo caso ci si affeziona ben presto a tutti. Spunta sicuramente per la sua determinazione, il suo coraggio e il suo passato difficile anche se ancora avvolto dal mistero, la giornalista Leda, una reporter investigativa di grande spessore che spero di ritrovare prossimamente.
In “La stagione dei ragni” si respira un’aria diversa, l’aria degli anni ’80, quando ancora c’erano i floppy disk, il fax, ma non solo. L’autrice oltre ad inserire elementi di vita quotidiana che ormai sembrano davvero lontani, porta i suoi approfondimenti e i suoi studi sul profiling attraverso il personaggio di Isaak Stoner (altro tuffo al cuore per chi conosce Aurora) dimostrando ancora una volta la sua capacità e la sua profonda conoscenza in materia di criminologia e criminalistica, che danno quel tocco in più a tutti i suoi romanzi.
Le ultime righe dove viene deciso il nome della piccola nascitura sono state davvero toccanti, soprattutto quando il procuratore Scalviati dice: “ La chiameremo Aurora, perché non debba mai camminare nel buio”. Chi ama Aurora sa.
Barbara Baraldi resta una garanzia nello sfondo del thriller italiano.

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Torino, 26 agosto 1988. Il Ponte Vittorio Emanuele I è completamente ricoperto di ragnatele, tessute da grossi ragni, un fenomeno mai visto prima e il primo ad accorgersene quella sera è un ragazzo a bordo della sua bmx. Quella stessa notte al Pian del Lot una coppia di fidanzati viene brutalmente uccisa in macchina in un luogo appartato.
Il sostituto procuratore Francesco Scalviati, incaricato di condurre le indagini, è convinto che l’omicidio sia imputabile alla stessa mano di altri due delitti avvenuti 18 mesi prima. E’ un caso particolarmente insidioso che vede l’intervento di collaboratori di diverso genere, tra i quali la giornalista Leda De Almeida e il giovane e arrogante analista americano dell’FBI Isaak Stoner, che grazie alle sue conoscenze sul criminal profiling e i serial killer, ancora sconosciuti in Italia, darà una svolta alle indagini.
L’indagine è difficile e mette a dura prova l’animo del magistrato, che peraltro si trova in un particolare e delicato momento della sua vita: sta per diventare padre.

“No, non si trattava di un comune delinquente, ma di un ragno che stava tessendo la sua tela,
allargandola in più direzioni, visibili e invisibili agli occhi”.

Che dire, io amo Barbara Baraldi. Ancora una volta conferma tutto quello che ho pensato di lei in precedenza, e ancora devo terminare di leggere i suoi precedenti libri.
Per chi si è affezionato ad Aurora, è un tuffo al cuore leggere delle sue origini e soprattutto di suo padre Francesco Scalviati, al quale come ci spiega l’autrice nella sua nota finale, il lettore si affeziona piano piano, pagina dopo pagina, con una progressiva conoscenza della sua umanità e delle sue fragilità, ma anche della sua ostinazione che ritroviamo nel personaggio della figlia Aurora.
Il romanzo è ben costruito, la trama complessa e ben articolata e l’autrice non permette al lettore di respirare, infatti nonostante le cinquecento e passa pagine, la lettura è scorrevolissima e non ci si riesce a staccare dal libro.
I personaggi sono tanti ma ben caratterizzati e delineati, e anche in questo caso ci si affeziona ben presto a tutti. Spunta sicuramente per la sua determinazione, il suo coraggio e il suo passato difficile anche se ancora avvolto dal mistero, la giornalista Leda, una reporter investigativa di grande spessore che spero di ritrovare prossimamente.
In “La stagione dei ragni” si respira un’aria diversa, l’aria degli anni ’80, quando ancora c’erano i floppy disk, il fax, ma non solo. L’autrice oltre ad inserire elementi di vita quotidiana che ormai sembrano davvero lontani, porta i suoi approfondimenti e i suoi studi sul profiling attraverso il personaggio di Isaak Stoner (altro tuffo al cuore per chi conosce Aurora) dimostrando ancora una volta la sua capacità e la sua profonda conoscenza in materia di criminologia e criminalistica, che danno quel tocco in più a tutti i suoi romanzi.
Le ultime righe dove viene deciso il nome della piccola nascitura sono state davvero toccanti, soprattutto quando il procuratore Scalviati dice: “ La chiameremo Aurora, perché non debba mai camminare nel buio”. Chi ama Aurora sa.
Barbara Baraldi resta una garanzia nello sfondo del thriller italiano.

Utente 72
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Re: Commenti alla missione 33: un libro con un insetto nel titolo

Ho letto "IL coraggio della farfalla" di Virginie Ollagnier.
Un romanzo d'amore sullo sfondo della prima Guerra Mondiale. Un po' troppe "paturnie" della protagonista, novizia in procinto di prendere i voti, e indecisa tra la vita religiosa e l'amore
Non mi ha entusiasmato..

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