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Commenti alla missione 27: un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

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Commenti alla missione 27: un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

Commenti alla missione 27: commenta e prendi spunto dalle letture degli altri!

Utente 4622
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Re: Commenti alla missione 27: un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

Pubblicato nel 1888, questo libro fa parte del ciclo dei Rougon -Macquart (è esattamente al 16esimo posto. Però i lettori che hanno già letto altri romanzi di Zola, si trovano qui, di fronte a queste pagine, un po’ spiazzanti. Non sembra lo stesso autore di Nanà, di Germinale, Del ventre di Parigi, tanto per fare alcuni esempi. Qui non ci sono brutture, deformità, trasgressioni gravi, problemi sociali dirompenti, bensì vi è un forte sentimento amoroso accresciuto dal sogno, dall’innocenza, dalla credulità, dalle favole. Sicuro, compare qui lo spirito critico di Zola nella minuziosa descrizione degli ambienti e nella peculiarità delle credenze popolari. In un certo senso egli denuncia come la religione tolleri che si diffondano tra il popolo leggende favolose, biografie mitizzate ed eroiche di santi e che anime pure e candide, come Angelica possa crederci fino in fondo, arrivando poi alle estreme conseguenze. Ecco sembrerebbe una storia d’amore bella e struggente. Però, come ho già accennato prima, non si possono tralasciare alcuni elementi tipici dello stile di Zola, scrittore naturalista: per esempio l’accurata documentazione sull’architettura o sull’arte del ricamo, che personalmente non credevo fosse così complessa. Non si dimentichino i frequenti richiami alla tara dell’ereditarietà per Angelica e anche per Felicien. Nel complesso preferisco altri romanzi: Angelique e Felicien sono troppo eterei, chiusi nel loro mondo di sogno e visioni e mancano dello spessore che pure hanno altri personaggi del romanzo stesso come la madre Hubertine o il Vescovo.

Utente 77224
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Re: Commenti alla missione 27: un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

"ANNA KARENINA" DI LEV TOLSTOJ

n Anna Karenina vengono raccontate le vicende, viste in parallelo, dell’amore adulterino tra Anna e il giovane conte Aleksej Vronskij e del felice matrimonio tra Kitty e Levin. I personaggi del romanzo, decritti da un punto di vista psicologico ed introspettivo, sono tutti legati tra loro da vincoli di parentela e amicizia. La protagonista di Anna Karenina , Anna, è sposata con l’ufficiale governativo Karenin, verso il quale nutre un sentimento di estraneità molto lontano dall’amore. La donna viene invitata a Mosca dal fratello Stepàn Arkad'ič Oblonskij per tentare di convincere la moglie di lui, Dolly, a non lasciarlo dopo l’ennesimo tradimento. È proprio nella capitale russa che la giovane donna conosce Aleksej Vronskij, un seducente e fascinoso conte destinato a sconvolgerle la vita. Nel frattempo altri eventi si intrecciano nella fitta trama: scopriamo infatti che un amico di Stepan, Levin (alter ego dell’autore stesso), si sta recando a Mosca per chiedere la mano di Kitty, sorella minore di Dolly. La giovane donna è però innamorata proprio dell’affascinante Aleksej e, ignara della scintilla scoppiata tra il conte e Anna, spera sia lui a chiederle la mano.
Determinata a non cadere in tentazione, Anna decide di tornare a San Pietroburgo dal marito e dal figlio, ma Aleksej non ha intenzione di lasciarsi scappare la donna di cui si è innamorato: dopo averla inseguita, le dichiara il proprio amore e tra i due si accende ben presto una travolgente passione. Dal loro amore adulterino, disapprovato dalla società del tempo, nascerà una bambina, Anna. La relazione clandestina di Anna e Aleksej, minacciata da Karenin che vorrebbe impedire alla donna di vedere il figlio e messa sotto accusa dalla società, si contrappone a quella tra Kitty e Levin, portatori sani di un matrimonio puro e fedele. Sono queste due coppie i perni attorno ai quali è costruito l’intero romanzo di Lev Tolstoj.
Sempre più emarginata dalla società e convinta, erroneamente, di non essere più amata dal conte Vronskij, Anna si spingerà verso il più estremo dei gesti: il suicidio.

Utente 3668
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Re: Commenti alla missione 27: un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

"Le avventure di Gordon Pym", di E.A. Poe
Un giovane uomo si imbarca per mare contro il volere della famiglia, si ritrova a viaggiare verso il polo Sud tra ammutinati, cannibali, indigeni spietati.

Utente 77410
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Re: Commenti alla missione 27: un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

La mite di Dostoevskij.
Il libro, pubblicato nel 1876, narra il monologo di un uomo al capezzale della moglie suicida. La trama è breve, intensa, colma del sottofondo psicologico del protagonista e dei suoi pensieri asfissianti, tuttavia è anche a tratti contorta e poco comprensibile.

brisabri
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Re: Commenti alla missione 27: un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

# 27. Un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

Frankenstein – Mary Shelley
Pag. 253

“Avevo lavorato duro per quasi due anni, con il solo fine di infondere la vita in un corpo inanimato. Per questo mi ero privato della salute e del riposo. Lo avevo desiderato con un ardore che andava al di là di ogni moderazione, ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno scompariva, e un orrore e un disgusto affannoso mi riempivano il cuore”.

XVIII secolo, Russia. Il giovane esploratore e capitano Robert Walton scrive una serie di lettere alla sorella Margaret narrandole le difficicoltà dell’impresa che si accinge a compiere: raggiungere il Polo Nord. Giunto però nell'estremità dell'emisfero, la sua nave rimane intrappolata tra enormi blocchi di ghiaccio, e proprio lì dove credeva di non poter incontrare un essere umano, incontra invece un naufrago congelato a bordo di una slitta che accetta di essere salvato. Il suo nome è Victor Frankenstein, uno scienziato proveniente da Ginevra che decide di narrare la sua storia fin dall’inizio, partendo dall’infanzia felice all’interno di una famiglia amorevole , fino ad arrivare ai suoi studi di filosofia naturale presso l’Università di Ingolstadt dove ha poi maturato il desiderio di dare vita ad una creatura. Attraverso gli studi che per anni ha praticato all’università e attraverso una serie di ricerche personali sulla decomposizione dei corpi e sul percorso degenerativo dei cadaveri, giunge al compimento del suo sogno: una notte buia e tempestosa per mezzo di lugubri pratiche assembla un essere che somiglia ad un uomo ma che in realtà è composto da membra di uomini morti. La “cosa” come viene definita da Victor appare però sgraziata e deforme, oltre che orrenda alla vista, e subito scatena paura e ripugnanza nel suo creatore che decide di scappare, abbandonando così la creatura al suo destino. Da quel momento il “mostro” comincia a perseguitare Frankenstein e a infierire continuamente sulla sua famiglia per vendicarsi di colui che subito dopo averlo creato lo ha abbandonato. Lo scontro-inseguimento tra i due dura per anni arrivando fino al Polo Nord, quando Victor incontra Walton.

Conoscevo già la storia a grandi linee dai tempi del liceo, ma non avevo ancora letto l’intera opera in versione italiana e ho colto l’occasione di ottobre per fare qualche lettura gotica e riprendere qualche classico in mano.
Frankenstein, uno dei classici per eccellenza, nasce nel 1816, quando in una sera d’estate, intorno al camino nella sua villa Diodati nei pressi del lago di Ginevra, Lord Byron decide di lanciare una sfida ai suoi tre ospiti, tra cui Mary Shelley: scrivere una storia di fanstasmi. In seguito all’incubo di una notte, in cui un giovane scienziato è inginocchiato davanti ad una strana creatura dagli occhi gialli e umidi a cui lui stesso ha dato la vita, l’unica che porta a termine l’opera è proprio Mary, che prendendo spunto dagli esperimenti di Darwin e dal galvanismo, dà origine al Frankenstein.
È sicuramente fondamentale come libro per lo sviluppo sia del genere horror che di quello fantascientifico, e a differenza di come molti potrebbero pensare il titolo prende il nome dallo scienziato Victor e non dal mostro, che invece viene spesso iconizzato proprio con questo nome. Frankenstein è invece il giovane scienziato che dà vita alla materia inanimata con il desiderio in un certo senso di sfidare Dio, creando un essere più forte, ed è per questo che il sottotitolo del libro è “Il Prometeo moderno”, richiamando l’intento di Victor di ribellarsi così come Prometeo si ribellò a Zeus.
Mary Shelley ha sì dato vita ad una storia dove il tema centrale è la creazione di un mostro, ma leggendo il libro si può intuire come abbia rivolto molto interesse anche allo studio dell'animo umano. Il libro si suddivide in tre narrazioni, partendo dalle lettere del capitano Walton alla sorella, si prosegue poi con il lungo racconto di Victor e successivamente a quello dal punto di vista del mostro. Paradossalmente la parte che richiama di più a livello emotivo empatia e commozione è quella narrata dal mostro, che racconta di come venuto al mondo senza averlo chiesto si sia poi sentito rifiutato da tutti, persino dal suo creatore per via del suo aspetto. Questo sdegno e senso di abbandono ha poi generato in lui un odio e un forte senso di vendetta che lo ha portato a essere il “cattivo” del libro. Ma non dimentichiamoci che è stato Victor a voler dare vita a questa creatura assemblata con parti di cadaveri, e che subito dopo averla vista prendere vita l’ha rinnegata apostrofandola come una cosa ripugnante e disgustosa. Devo dire che ho provato dell’antipatia per lo scienziato che con grande avidità ha prima voluto portare a termine il suo progetto per poi lasciarlo incompiuto. I suoi cambiamenti poi di personalità mi hanno inevitabilmente richiamato alla memoria Dr. Jekyll e Mr. Hyde, perchè anche qui il personaggio di Victor richiama la tematica del doppio, dell’uomo e della sua ombra, la parte chiara e la parte oscura dell’anima, che si inseguono continuamente dandosi la caccia.
È un libro che non deve mancare nella biblioteca di ciascuno di noi, i classici si sa vanno letti e forse solo con gli anni poi vengono apprezzati e compresi davvero. Questo però è molto di più, è un libro che mette in risalto le debolezze dell'uomo, la paura di tutto ciò che è diverso e ciò che spaventa davvero non è tanto la presenza di un mostro, quanto le insidie della mente umana.

Utente 8891
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Re: Commenti alla missione 27: un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

Herman Melville. “Moby Dick”. Pagg.502. Voto 10.
Caposaldo della letteratura mondiale, con la “balena bianca” entrata nell’immaginario collettivo anche se, in tutta franchezza, la sua storia, così come quella della baleniera comandata dal mitico Achab, occupa meno della metà del libro. Il resto è un compendio enciclopedico sui cetacei e sulla vita marinaresca dell’800 per cui il lettore deve essere nella giusta predisposizione d’animo per poterne apprezzare, parola dopo parola, la prosa eccellente e lo stile linguistico impeccabile: non per niente molti lo ritengono lungo, prolisso e troppo tecnico, abbandonandone la lettura prima della fine. Non è il mio caso: Moby Dick è un romanzo per chi ama “leggere” e non semplicemente “leggere una bella storia”. Della serie “Un libro che si finisce in un baleno” (il gioco di parole era doveroso)

001
83 posts

Re: Commenti alla missione 27: un libro pubblicato per la prima volta tra il 1801 e il 1899

Grandi speranze di Charles Dickens
E' stato scritto e pubblicato a puntate settimanali tra il 1860/61 su una rivista diretta dallo stesso Dickens, il titolo e la pubblicazione riflettono la volontà dell'autore di generare nel lettore tensione e aspettativa per tutta la durata del romanzo.
Philip Pirrip, detto Pip, è il protagonista: lo conosciamo mentre, sotto un cielo plumbeo, fa visita alle tombe dei genitori e dei fratellini e, nella nebbia, incontra un forzato che lo costringe a rubare una lima dalla fucina del cognato, dove vive insieme all’arcigna sorella, per liberarlo.
Da questo gesto di compassione si snoda l’intera storia di Pip: lo seguiamo nella casa di Miss Havisham, uno spettro in abito da sposa, per la quale gli orologi si sono fermati e tutto è rimasto cristallizzato come alla vigilia delle sue nozze mai celebrate; in questo scrigno di segreti e di angosciante solitudine lo vediamo giocare con Estrella, educata da Miss Havisham a spezzare il cuore degli uomini; assistiamo ai turbamenti di Pip e alle sue ambizioni, agli abbandoni e ai pentimenti dopo che la sorte gli assegna un’ingente fortuna e alle illusioni di una vita facoltosa; affrontiamo la paura in tutte le sue sfumature e scopriamo un segreto celato per molti anni. Un romanzo "dark" che racchiude gli aspetti del sogno e dell'incubo, nonostante molteplici adattamenti teatrali, cinematografici e televisivi, rimane una perla da leggere su carta.

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