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Commenti alla missione 12: un libro con protagonista una persona anziana

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Commenti alla missione 12: un libro con protagonista una persona anziana

Commenti alla missione 12: commenta e prendi spunto dalle letture degli altri!

Utente 284
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Commenti alla missione 12: un libro con protagonista una persona anziana

"Britt-Marie è stata qui" di Frederik Bakman.

Per tutta la sua vita Britt-Marie è stata definita da suo marito come "incapace di relazioni sociali", è sempre vissuta sola nel suo appartamento con una routine ferrea di lavori domestici, attendendo il rientro del marito la sera che magia la cena senza rivolgerle la parola.
Quando si accorge che suo marito la tradisce, lo lascia e incomincia una nuova vita.
A 63 anni si accorge che c'è qualcuno che la vede e che la accetta per com'è.

Giselle
179 posts

Re: Commenti alla missione 12: un libro con protagonista una persona anziana

#60X365ReadingChallenge
Per la missione #12, libro con protagonista una persona anziana, ho letto la "Sovrana lettrice" di Alan Bennett.
È un breve romanzo molto divertente la cui protagonista è la regina d'Inghilterra Elisabetta II, famosa per le scarne dichiarazioni pubbliche, che improvvisamente scopre quel flusso di parole che è la letteratura. Sono descritte in maniera ironica sia la passione per la lettura della protagonista che le reazioni (per lo più negative) a questo passatempo, ma non è mai una risata vuota: il romanzo raccoglie anche riflessioni profonde.

Utente 7610
16 posts

Re: Commenti alla missione 12: un libro con protagonista una persona anziana

Vi prego cercate di capire (Sarton)
Libro di forte impatto, a volte disturbante, affronta un argomento da cui spesso si rifugge: la vecchiaia e la solitudine.
Sicuramente se si conosce qualcuno in una casa di riposo verrà voglia di andare a trovarlo più spesso!

Utente 32500
123 posts

Re: Commenti alla missione 12: un libro con protagonista una persona anziana

Titoli che mi sento di consigliare: "Insomnia" di Stehphen King e "Eclissi" di Ezio Sinigaglia.
Il libro di King è abbastanza lungo ed un pò lento, ma a me non è pesato per nulla questo fatto, anzi, l'ho trovato adatto alla storia e al personaggio principale (che è appunto una persona anziana).

"Eclissi" invece è un libro molto corto, e l'ho trovato un po' ostico per vie dei "miscugli linguistici" dei dialoghi fra i vari personaggi (un'inglese che parla un italiano abbozzato e degli islandesi che parlano un inglese maccheronico), ma mi è comunque piaciuto.

Utente 60116
17 posts

Re: Commenti alla missione 12: un libro con protagonista una persona anziana

Un weekend di Natale in Australia, Wendy e il suo decrepito cane fanno i conti con i sogni, i desideri, le piccole dimenticanze ed anche un vecchio tradimento che compongono il bagaglio di una vita. Ma si va avanti e un bagno nell'oceano è la giusta conclusione a questo fine settimana che apre le porte ad un futuro che non si sa quanto potrà durare ma che va comunque vissuto al meglio.

Utente 72819
16 posts

Re: Commenti alla missione 12: un libro con protagonista una persona anziana

Titolo: La ragazza con la macchina da scrivere
Autore: Desy Icardi

Un romanzo che si svolge su due piani temporali, il presente (Anni '90) e il passato, la giovinezza della protagonista (anni '30). Una storia di vita, con i suoi alti e bassi. La memoria, i ricordi che sfuggono. Una Olivetti mp1 rossa.
Un viaggio a ritroso nella vita di una donna sulle tracce dell'unico ricordo che valeva la pena di essere conservato.

brisabri
106 posts

Re: Commenti alla missione 12: un libro con protagonista una persona anziana

#12. Un libro con protagonista una persona anziana

Io e Betty – George Hodgman
Pag. 346

George Hodgman, editor cinquantenne e newyorkese di "Vanity Fair", lascia la sua vita e decide di tornare nella piccola cittadina di Paris, nel Missouri, dove è nato per poter stare vicino alla madre Betty ormai novantenne e malata di cancro.
Sono molti i silenzi che da sempre dividono madre e figlio e Betty piuttosto che chiedere aiuto o assistenza a George preferirebbe morire. George ricorda una donna completamente diversa, giovane e bella, grande giocatrice di bridge con la passione per il pianoforte, forte e indipendente, al contrario dell’anziana signora sofferente e senza memoria che ha di fronte ora. E’ da sempre difficile per il protagonista stare vicino alla madre che nonostante la malattia e l’età non ha perso la sua indole testarda e determinata a fare le cose come dice lei. La comunicazione tra i due non è per niente facile e questo è dovuto anhe al fatto che il rapporto trascina da anni silenzi mai riempiti dalle parole e dalle verità che andavano dette. George non è mai riuscito a rivelare chiaramente ai suoi genitori la sua omosessualità e altre problematiche che l’hanno accompagnato durante la sua adolescenza fino al presente. Per madre e figlio, oltre a scontrarsi come loro abitudine, è però giunto il momento di parlare apertamente e di sentirsi liberi di viversi come forse non hanno mai fatto.

“Il genitore perfetto non esiste. Betty lo diceva sempre. Ma per me era perfetta. Soprattutto quando credeva di non esserlo”.

“Io e Betty” è un libro profondo e sincero. Non è una lettura leggera, richiede attenzione e porta il lettore a riflettere molto sui rapporti interpersonali. E’ la storia dell’autore George e del suo rapporto con sua madre Betty, un rapporto che tante volte, forse troppe, ha vissuto di silenzi e segreti.
Betty, all’anagrafe Elizabeth Baker Hodgman, vincitrice del concorso Miss Gambe all’università, è una donna tenace e combattiva, che tende a evitare sentimentalismi. È testarda e irremovibile nelle sue idee: è fissata per fare spesso il bucato ma ama indossare sempre i jeans sporchi e compra scarpe nuove continuando però ad indossare i suoi sandali Mephisto ormai rotti. Giunta all’età dei novant’anni è molto malata e non ricorda più tutte le cose e nonostante ami suo figlio e lo desideri avere accanto, non lo ammette.
George ha cinquant’anni, vive a New York, conduce una vita piuttosto sregolata ed è ossessionato dalla voglia di farsi. Una volta dissipati i vecchi rancori, decide di tornare a Paris dove è nato e cresciuto per assistere la madre malata, ma già dalle primissime pagine si intuisce che tra i due non c’è una comunicazione naturale e che la convivenza non è per nulla facile, ma questo può dipendere anche dal fatto che George non è più un ragazzo bensì un uomo di mezza età che vive da tanti anni fuori casa mentre Betty è ormai una donna molto anziana.
Man mano però il lettore capisce che i problemi sono dovuti anche a molto altro e attraverso il racconto di George di tutta la sua adolescenza si comprende che ha vissuto un’intera esistenza nella paura di essere giudicato e nell’amarezza di non essere riuscito a essere se stesso con le persone che amava di più.
George non è mai riuscito a dire apertamente ai suoi genitori di essere omosessuale per paura di non essere più amato e apprezzato, e questo lo ha portato a creare dei muri nel rapporto soprattutto con la madre, che a sua volta avendo capito il disagio del figlio molti anni prima non ha mai cercato di rassicurarlo nè di interagirci.
George e Betty si trovano così rispettivamente a cinquanta e novant’anni a relazionarsi come forse non hanno fatto mai, ad accettarsi reciprocamente con i loro difetti, provando a colmare quei silenzi che da sempre contraddistinguono il loro rapporto di madre e figlio.
L’autore oltre a raccontare di questo rapporto fatto di discussioni e risate, compie anche un viaggio interiore dentro se stesso, raccontando della sua infanzia e della sua adolescenza, portando il lettore a comprendere più da vicino i motivi del complicato rapporto che l’uomo vive con la madre.
E’ proprio in alcuni punti di questi racconti che talvolta ho faticato a mantenere l’attenzione: l’autore propone continuamente di punto in bianco al lettore una serie infinita di personaggi e anneddoti che molte volte ho dovuto rileggere per non perdere il filo del discorso.
Una cosa che invece mi ha colpito molt o è il fatto che George all’inizio del libro si rivolge a sua madre sempre e solo chiamandola per nome, e solo dopo usa più spesso il termine madre.
Questo l’ho interpretato proprio come un cambiamento da parte sua man mano che prende coscienza dei loro silenzi e ne trova una soluzione.

“La sentirò sempre al pianoforte, un’anziana signora che si esercita, che cerca ancora di esser impeccabile, di trovare le note giuste. La vedrò sempre camminare nel buio vacillando, facendo del suo meglio per orientarsi. A volte abbiamo faticato a comunicare, ma sono il figlio di Betty”.

Hodgman con questa autobiografia ci fa riflettere molto sulle lacune che molto spesso abbiamo nei nostri rapporti familiari e interpersonali e ci fa capire che è molto importante comunicare, soprattutto con le persone che amiamo, perché alcune volte può essere troppo tardi.

“Accendo il lampioncino di fianco al vialetto; lo lascio in funzione tutta la notte, ogni notte. Non aspettiamo ospiti ma è un modo per dire che siamo ancora vivi, che non siamo ancora pronti a svanire nel buio”.

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