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Il defunto odiava i pettegolezzi
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Vitale, Serena

Il defunto odiava i pettegolezzi

Milano : Adelphi, 2015

Abstract: Mosca, 14 aprile 1930. Intorno alle undici del mattino i telefoni si mettono a suonare tutti insieme, come indemoniati, diffondendo "l'oceanica notizia" del suicidio di Vladimir Majakovskij: uno sparo al cuore, che immediatamente trasporta il poeta nella costellazione delle giovani leggende. Per alcuni quella fine appare come un segno: è morta l'utopia rivoluzionaria. Ma c'è anche il coro dei filistei: si è ucciso perché aveva la sifilide; perché era oppresso dalle tasse; perché in questo modo i suoi libri andranno a ruba. E ci sono l'imbarazzo e l'irritazione della nomenklatura di fronte a quella "stupida, pusillanime morte", inconciliabile con la gioia di Stato. Ma che cosa succede davvero quella mattina nella minuscola stanza di una 'kommunalka' dove Majakovskij è da poco arrivato in compagnia di una giovane e bellissima attrice, sua amante? Studiando con acribia e passione le testimonianze dei contemporanei, i giornali dell'epoca, i documenti riemersi dagli archivi dopo il 1991 (dai verbali degli interrogatori ai "pettegolezzi" raccolti da informatori della polizia politica), sfatando le varie, pittoresche congetture formulate nel tempo, Serena Vitale ha ricostruito quello che ancora oggi è considerato, in Russia, uno dei grandi misteri - fu davvero suicidio? dell'epoca sovietica. E regala al lettore un romanzo-indagine che è anche un fervido omaggio a Majakovskij, realizzazione del suo estremo desiderio: parlare ai posteri - e "ai secoli, alla storia, al creato" -in versi.

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Utente 9105
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Nel 2015, venti anni dopo Il bottone di Puškin, Serena Vitale pubblica il risultato della minuziosa ricostruzione degli ultimi giorni di vita e del suicidio di Vladimir Majakovskij. Se l’indagine svolta per comprendere a fondo le cause che avevano indotto Puškin al duello mortale era focalizzata soprattutto su una lettera anonima, diffusa in numerose copie, che aveva screditato l’onore dello scrittore, il suicidio di Majakovskij rimane incomprensibile sia nelle motivazioni che nei fatti, tanto da adombrare anche l’ipotesi che si tratti non di suicidio ma di omicidio. I documenti ufficiali e i memoriali dei numerosi protagonisti apparsi sulla scena del suicidio nelle ore e nei minuti antecedenti o successivi al fatto, suonano come tante interpretazioni di una realtà controversa, come tante voci dissonanti che impediscono di accertare la verità, fino al punto che viene persino messa in discussione quale sia stata l’arma del suicidio. L’opera, che dà spazio anche a qualche bella poesia di Majakovskij, è meno scorrevole e più frammentaria de Il bottone di Puškin, ma altrettanto interessante e coinvolgente. Per realizzarla Serena Vitale si è valsa “dell’assistenza e del soccorso” di amiche, amici, colleghe, ed ex studentesse, cioè di quella che lei chiama la sua “piccola Brigata Majakovskij”.

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