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Bouchard, Giorgio

Un evangelico nel lager

Torino : Claudiana, c2005

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Abstract: La storia di una straordinaria coppia di credenti legati da una profonda spiritualità e da un forte impegno civile: la fondazione di una casa editrice che pubblica autori invisi al fascismo, l'adesione al CLN, l'impegno per far evadere i prigionieri dal campo di concentramento di Bolzano, l'arresto e la tortura di Ferdinando in quello stesso lager, la sua confessione di fede.

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Quanto sia piccolo in termini numerici il mondo evangelico italiano, ma grande in ricchezza spirituale e culturale, è cosa ignota ai più. Lo dimostra Giorgio Bouchard, pastore ed ex moderatore della Tavola Valdese – l’organismo di coordinamento dell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, sorta nel 1975 –, con questa ricerca su una figura ingiustamente misconosciuta, grande protagonista della Resistenza al nazifascismo e grande intellettuale metodista: Ferdinando Visco Gilardi.
Non si può chiamare propriamente biografia questa accurata ricerca di testimonianze, nonché di significativi scritti di Gilardi stesso, introdotta da un’interessante conversazione fra Aldo Visco Gilardi – figlio di Ferdinando e coautore del libro – e il grande storico evangelico Giorgio Spini, recentemente scomparso. Grazie a questo colloquio introduttivo, in particolare, il lettore può avere un’importante inquadratura storica del periodo intercorso fra le due guerre mondiali, in cui si formò la persona di Visco Gilardi padre.
E’ un puzzle questo libro, fatto di diverse tessere, la cui composizione ci riporta la figura di un uomo decisamente sui generis, intellettuale per vocazione ma dirigente di azienda per necessità, amante dei libri e della cultura (cercò in un’epoca non felice, sotto il fascismo, di gestire una casa editrice non propriamente allineata con il regime), grande animatore della vita culturale e religiosa della propria comunità metodista. Visco Gilardi era un uomo profondamente religioso, dedito alla famiglia, a cui si è dedicato con amore, soprattutto dopo la prematura scomparsa della moglie Mariuccia, altra grande e non secondaria protagonista della vicenda narrata nella ricerca.
Nato a Londra lui, sebbene milanese d’origine, di Luino lei, si ritrovarono a vivere a Bolzano dopo l’occupazione nazista a causa del lavoro di Ferdinando. Fu quasi naturale per Visco Gilardi dedicarsi anima e corpo alla Resistenza, organizzando in segretezza l’assistenza e la fuga dei detenuti dal lager di Bolzano, appena trasferitovi da Fossoli. Venne catturato ed imprigionato, subì atroci torture e solo con grande forza d’animo e grazie ad una fede religiosa sempre più forte resistette alle torture e riuscì a non tradire i compagni. Nei sei mesi di prigionia fu la moglie Mariuccia a prendere il suo posto nell’organizzazione segreta. Pura e semplice dedizione? No, c’era qualcosa di più: amore per il prossimo, immedesimazione dell’uno nell’altra, ripudio della barbarie nazista, amore per la libertà.
Nel lager Visco Gilardi si iscrisse al Pci, da cui uscì solo all’indomani dei fatti di Ungheria – ma senza smettere di dichiararsi marxista –, e dopo la fine della guerra fu il primo vice-prefetto di Bolzano per un lungo anno e mezzo. Tornato alla sua vita quotidiana di dirigente di impresa, Ferdinando non smise mai di scrivere, per sé, per i suoi figli, per alcune riviste e giornali evangelici, ma la gran mole delle sue idee è contenuta in documenti ancora inediti seppure molto interessanti.
Particolarmente importante è la sua doppia anima marxista ed evangelica, che Gilardi analizza senza sfuggire al pericoloso confronto, risolto grazie ad una spietata analisi di cosa siano la religione e la fede, del loro rapporto con il marxismo, e senza rinunciare a denunciare l’asservimento delle chiese occidentali all’ideologia borghese.
In particolare appare interessante come Gilardi affronti e risolva il rifiuto marxista della religione, senza mai pretendere di passare per un intellettuale organico, né di apparire artificiosamente coerente: convinto senza riserve della positività del fenomeno religioso, tralascia l’aspetto “filosofico” del marxismo, storicizza la critica antireligiosa e in questo modo la relativizza. Ossia: di Marx si prenda ciò che serve realmente alla causa del socialismo, la prassi, e si contestualizzi il resto.
I protestanti italiani, mondo variegato e irriducibile ad unum, sono davvero pieni di sorprese.
 
Fabio Brioschi

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