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Non tutti i bastardi sono di Vienna
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Molesini, Andrea

Non tutti i bastardi sono di Vienna

Palermo : Sellerio, 2010

Abstract: «Maggiore, la guerra è assassinio, sempre... voi ora volete solo dare un esempio: uccidere dei signori non è come uccidere dei contadini! Negando la grazia voi contribuite... sto dicendo voi, barone von Feilitzsch, perché qui ci siete voi... contribuite a distruggere la civiltà di cui voi e io... e questo ragazzo... facciamo parte, e la civiltà è più importante del destino degli stessi Asburgo, o dei Savoia». Orgoglio, patriottismo, odio, amore: passioni pure e antiche si mescolano e si scontrano tra loro, intorbidate più che raffrenate dal senso, anch'esso antico, di reticenza e onore. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal Piave, nei giorni compresi tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918: siamo nell'area geografica e nell'arco temporale della disfatta di Caporetto e della conquista austriaca. Nella villa vivono i signori: il nonno Guglielmo Spada, un originale, e la nonna Nancy, colta e ardita; la zia Maria, che tiene in pugno l'andamento della casa; il giovane Paolo, diciassettenne, orfano, nel pieno dei furori dell'età; la giovane Giulia, procace e un po' folle, con la sua chioma fiammeggiante. E si muove in faccende la servitù: la cuoca Teresa, dura come legno di bosso e di saggezza stagionata; li figlia stolta Loretta, e il gigantesco custode Renato, da poco venuto alla viila. La storia, che il giovane Paolo racconta, inizia con ^insedia mento nella grande casa del comando militare nemico. Un crudo episodio di violenza su fanciulle contadine e di dileggio del parroco del villaggio, accende il desiderio di rivalsa. Un conflitto in cui tutto si perde, una cospirazione patriottica in cui si insinua lo scontro di psicologie, reso degno o mìsero dall'impossibilità di perdonare, e di separare amore e odio, rispetto e vittoria. E resta un senso dì basso orizzonte, una clau-strofobia, che persiste ironicamente nel contrasto con lo spazio immenso delle operazioni di guerra.

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Utente 414
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la stroia è di quelle che molte volte ci è stata raccontata, anche su libri di storia, ma le sfumature e i caratteri che nascono da queste pagine danno una luce diversa sulla cronaca. La guerra sullo sfondo del conflitto tra la gente comune e i padroni, offre la possibilità di vedere che nelle difficoltà tutti devono pagare, e non ci sono ne vinti ne vincitori che non possono scambiarsi di ruolo, perchè tutti sono perdenti. Però, in alcuni casi spetta all'individuo capire quando è il momento di superare l'orgoglio e i ruoli che la storia t'impone. Ed è in quel punto che i vincitori possono esprimere la loro umanità, mentre ai vinti non spetta che l'atto eroico della resistenza, offrendo ai lettori la possibilità di scegliere da che parte stare.

Utente 7646
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Veneto, paesino di Refrontolo, novembre 1917. All'indomani del disastro di Caporetto, villa Spada viene occupata dalle truppe dell'Impero austro-ungarico. Il narratore, il diciassettenne Paolo Spada, ci fa assistere in diretta al tracollo di un mondo, accompagnati da una variopinta galleria di personaggi: il cinico e distaccato nonno Guglielmo; nonna Nancy, dignitosa matriarca col pallino dei clisteri e della matematica; la fredda zia Maria dal cuore d'oro; la sanguigna cuoca Teresa ("Diambarne de l'ostia!"); Renato, l'enigmatico custode toscano; don Lorenzo dall'alito pestilenziale; il cavalleresco barone von Feilitzsch e tanti altri ancora. Un romanzo nel complesso molto piacevole, anche se ogni tanto il narratore parla più come un professore di italiano che come un ragazzo, pur di buona famiglia. Lascia perplessi anche una scena isolata in cui il don col coltello si improvvisa Jason Statham ai danni di un ratto (il "bastardo" autoctono del titolo); e personalmente trovo che il finale manchi un po' di coraggio. Il romanzo, esordio del prof. Molesini nella letteratura per adulti, ricorda vagamente il "Sentiero dei nidi di ragno" di Calvino (meno l'aspetto fiabesco), e nel 2011 si è aggiudicato il premio Campiello. 4/5

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