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La felicità del lupo
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Cognetti, Paolo

La felicità del lupo

Torino : Einaudi, 2021

Abstract: «Silvia rise. E di cosa sa gennaio? Di cosa sapeva gennaio? Fumo di stufa. Prati secchi e gelati in attesa della neve. Il corpo nudo di una ragazza dopo una lunga solitudine. Sapeva di miracolo». Fausto si è rifugiato in montagna perché voleva scomparire, Silvia sta cercando qualcosa di sé per poi ripartire verso chissà dove. Lui ha quarant'anni, lei ventisette: provano a toccarsi, una notte, mentre Fontana Fredda si prepara per l'inverno. Intorno a loro ci sono Babette e il suo ristorante, e poi un rifugio a piú di tremila metri, Santorso che sa tutto della valle, distese di nevi e d'erba che allargano il respiro. Persino il lupo, che mancava da un secolo, sembra aver fatto ritorno. Anche lui in cerca della sua felicità. Arrivato alla fine di una lunga relazione, Fausto cerca rifugio tra i sentieri dove camminava da bambino. A Fontana Fredda incontra Babette, anche lei fuggita da Milano molto tempo prima, che gli propone di fare il cuoco nel suo ristorante, tra gli sciatori della piccola pista e gli operai della seggiovia. Silvia è lí che serve ai tavoli, e non sa ancora se la montagna è il nascondiglio di un inverno o un desiderio duraturo, se prima o poi riuscirà a trovare il suo passo e se è pronta ad accordarlo a quello di Fausto. E poi c'è Santorso, che vede lungo e beve troppo, e scopre di essersi affezionato a quel forestiero dai modi spicci, capace di camminare in silenzio come un montanaro. Mentre cucina per i gattisti che d'inverno battono la pista e per i boscaioli che d'estate profumano il bosco impilando cataste di tronchi, Fausto ritrova il gusto per le cose e per la cura degli altri, assapora il desiderio del corpo e l'abbandono. Che esista o no, il luogo della felicità, lui sente di essere esattamente dove deve stare.

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Utente 31856
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Il protagonista Fausto è un quarantenne che non ha ancora capito dove andare e cosa fare nella propria vita, ha solo una certezza: ama la montagna. Silvia, la ragazza che incontra in montagna, è anche lei alla ricerca di un centro di gravità permanente e non sa che cosa ama. Cosa c'entra tutto ciò col lupo? La felicità dei larici è lo stare nello stesso posto, quella degli erbivori è inseguire l'erba migliore sugli alpeggi, sempre allo stesso modo; il lupo invece è irrequieto e cerca la propria felicità muovendosi continuamente; spesso lascia territori ricchi per recarsi altrove "dietro l'odore di una femmina o l'ululato di un branco o nulla". Forse Fausto e Silvia sono così

Utente 66582
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Le montagne erano solo montagne
È una storia troppo leggera e senza direzione. Mi è piaciuta solo perché ci ho ritrovato ambienti e sentimenti a me familiari.
Solo chi si abitua vede davvero, perché ha sgomberato il suo sguardo da ogni sentimento. I sentimenti sono occhiali colorati, ingannano la vista. Conosci quel detto zen che parla di montagne? Dice: «Prima di avvicinarmi allo zen, per me le montagne erano solo montagne e i fiumi erano solo fiumi. Quando ho cominciato a praticare, le montagne non erano più montagne e i fiumi non erano più fiumi. Ma quando ho raggiunto la chiarezza, le montagne sono tornate montagne e i fiumi sono tornati fiumi».

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