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Camilleri, Andrea <1925-2019>

La presa di Macallè

Palermo : Sellerio, 2003

Abstract: Nell'anno di grazia 1935, quello della guerra d'Abissinia, Michilino è un picciliddro. Figlio della Lupa, fascista perfetto, arruolato nella milizia di Cristo grazie a prima comunione e cresima, il bambino si cerca a tentoni tra un padre che si ringalluzza con la creata di casa e una madre che si dà alla penetrante conversazione con un prete. Il professore Gorgerino, pedofilo e capo dell'opera nazionale balilla, lo introduce alla ginnastica degli spartani brutalizzandolo per festeggiare di volta in volta la presa di Macallè, di Tacazzè, Axum. Ed è proprio durante i festeggiamenti per la presa di Macallè che il bambino dall'infanzia manomessa decide di farsi vendicatore, trasformandosi in un pluriomicida soldato della milizia del Duce e di Cristo.

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Questo è stato il primo romanzo che ho letto di Camilleri: dapprima mi ha lasciato interdetto e vi spiego perché. Camilleri scrive in siciliano e non v’è un dizionarietto a parte per tradurlo! Ma la mente è una cosa prodigiosa: basta leggere ed un po’ il contesto delle frasi finisce per chiarire tutto. Ed entri in un mondo a parte fatto di: taliare, mutanghero, addrummare…Ti sembra quasi di vederli i personaggi pronunciare termini del genere tutti impettiti. Ma la reazione, nel corso del libro ed alla fine, è di angoscia. Da una parte per il ritratto che fa della mentalità siciliana in epoca fascista: il tradizionalismo, il maschilismo, l’ipocrisia del finto – perbenismo che sono da sempre appannaggio della società sicula vengono qui esasperati dal matrimonio con il virilismo fascista. Ne conseguono comportamenti spietati verso chi non si allinea: il fascismo sembra quasi fornire l’arma a che la società sicula elimini -nel vero senso della parola- chi non si allinea ai suoi valori. Sociologicamente possiamo dire che il fascismo non abbia affatto influito positivamente nell’evoluzione della società siciliana. Anzi. Però ciò che inquieta di più del racconto di Camilleri è l’influenza che le ideologie (tradizionalismo sociale, ideologia fascista, pensiero religioso) hanno sul piccolo protagonista del racconto, Michelino Sterlini, figlio del segretario politico del paese in cui sono ambientate le vicende del racconto. Il piccolo Michelino viene sottoposto ad un bombardamento di dogmi che, per loro natura, non vengono spiegati ma vanno accettati. E come reagisce? La sua mente, evidentemente già disturbata (ad un certo punto accuserà delle allucinazioni divine e delle manie di persecuzione), inizia a trovare spiegazione e nessi del tutto personali per spiegare ciò che non capiva. Un esempio su tutti: il santo patrono del posto, San Calogero, è scuro. Verosimilmente per il fumo delle candele che nei secoli ne ha annerito il viso. O forse era di origine mediorientale. Chi può dirlo? Importa? Ad una persona normale no. Tutt’al più la cosa avrebbe destato stupore e fascino. Michelino inizia ad ipotizzare che, se il santo è nero come gli abissini nemici di guerra, allora anche lui è un nemico. E gli perfora i piedi con la baionetta. E quando la sua originale logica vacillava? Il suo inconscio disturbato proiettava, nelle vesti di “Gesuzzo suo”, le spiegazioni che voleva sentirsi dire: uccidere un uomo è peccato si. Ma se la persona in questione è nemica della Patria e di Dio come un comunista…ci si può passare su. Non è un peccato grave. Si assolveva da solo. Diventa, quindi, una macchina di una giustizia tutta personale e senza freni. Senza freni. Sino a che farà -persino- giustizia di se, in un epilogo drammatico, avviandosi nel fuoco appiccato per purificare i peccati di suo padre e di sua cugina che avevano osato giacere assieme in spregio dei vincoli matrimoniali di lui. Cosa ci insegnano queste vicende? Che l’indottrinamento, senza confronto di voci e possibilità di riflessione critica, è pericoloso. Certo, se viene riversato su menti normali, già formate ma aperte alla varietà, può essere neutralizzato. Può essere contrastato. Ma se incappa in menti deboli e malate può generare dei mostri. E dare vita a quei mostri che albergano sopiti in tutti noi.

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