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Una presidenza come nessun'altra
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Rucker, Philip - Leonnig, Carol

Una presidenza come nessun'altra

Milano : Mondadori, 2020

Abstract: «Io sono l'unico che può sistemare le cose». Con queste parole, dal palco della Quicken Loans Arena a Cleveland, Donald Trump inizia la sua corsa alla presidenza degli Stati Uniti d'America il 21 luglio 2016. Sbandierando il motto «Make America great again» e promettendo di riscattare il paese dal declino in cui, a suo dire, è sprofondato, riesce a vincere le elezioni. Ma, fin dal giorno del suo insediamento, il valore universale della Casa Bianca di Trump sembra essere la fedeltà, non al Paese, ma al presidente stesso. Come comandante in capo, Trump ha reinventato la presidenza a propria immagine e somiglianza, lanciato nell'etere raffiche di tweet per comunicare umori e pensieri o per annunciare - con disinvoltura - il licenziamento senza preavviso di collaboratori e membri del gabinetto, ha stravolto alleanze politiche e commerciali, e messo a dura prova le istituzioni americane. Tuttavia sarebbe fin troppo facile etichettare il suo primo mandato come puro caos. Basandosi su centinaia di interviste e inchieste, Philip Rucker e Carol Leonnig, giornalisti del «Washington Post», ripercorrono in queste pagine i primi tre anni dell'amministrazione Trump, in un tour nelle stanze del potere: dallo Studio Ovale, sede di burrascose riunioni e proverbiali sfuriate, all'ufficio del procuratore speciale Robert Mueller, che ha condotto l'indagine sulle interferenze della Russia nelle elezioni del 2016 e sull'ipotesi di reato di abuso di potere e intralcio alla giustizia, i cui risultati hanno innescato la procedura di impeachment.

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Intrigante resoconto dei primi tre anni dell'amministrazione Trump, dall'elezione all'alba del processo di impeachment. Il volume documenta come il peculiare stile dirigenziale di Trump gli abbia alienato di volta in volta l'intelligence, per via del licenziamento del capo del FBI Comey; il Dipartimento di Stato e la Difesa, principalmente per via delle posizioni accomodanti di Trump verso autocrati come Putin, Erdoğan e Kim Jong-Un, e per essersi sostanzialmente disinteressato del conflitto siriano; la Sicurezza Nazionale, per la gestione dell'immigrazione clandestina; il Dipartimento di Giustizia, che stava indagando sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 e sul potenziale intralcio alla giustizia da parte di The Donald, e che avrebbe poi prodotto il celebre "rapporto Mueller"; e infine lo stesso staff della Casa Bianca, a disagio nel gestire un presidente abituato a licenziare i collaboratori con un tweet, magari per via di una trasmissione della Fox (canale che Trump segue assiduamente). Un reportage a volte un po' pettegolo, come quando riporta l'agghiacciante discorso di Trump davanti ai Boy Scout; ma nel complesso piacevole e ben documentato. 4/5

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