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Lo straniero Milano,
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CAMUS, Albert

Lo straniero Milano,

BOMPIANI, 1973

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"Io gli ho detto di sì, ma in fondo per me era lo stesso. [...] Non vedevo una ragione di modificare la mia vita. A pensarci bene, non ero infelice. Da studente, avevo molte ambizioni di quel genere. Ma dopo che ho dovuto abbandonare gli studi ho capito molto presto che tutte queste cose non avevano una reale importanza.” - Mersault, p. 54

“In fondo non c'è idea cui non si finisca per far l'abitudine.” - Mersault, pag. 141

Mersault è un uomo che vive nell’immediato, uno “straniero" alienato dal resto della società (Algeri, prima metà del XX secolo). Come il “suonatore Jones" di De André, che non si dà pensiero del denaro, nè dell'amore o del cielo, Mersault è perfettamente sicuro di quello che non gli interessa: Dio, il funerale di sua madre, i rapporti coi vicini, i progetti di matrimonio della sua fidanzata Maria. La sua placida indifferenza è messa alla prova quando viene arrestato per omicidio. A seconda se si attribuisce un qualche significato (e se sì, di che genere) all'esistenza, si può simpatizzare o meno con Mersault, ed essere più o meno d'accordo col verdetto della giuria. In ogni caso, “Lo straniero" è un libro stimolante e per nulla noioso, che invita a riflettere sul proprio sistema di valori. 5/5

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