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Gli ultimi messaggi del Forum

Kentuki - Samanta Schweblin

Un romanzo molto verosimile nel mostrare il rapporto che abbiano con la tecnologica e la nostra identità, e allo stesso tempo disturbante per gli interrogativi che pone. Promosso.

R: La psichiatra - Wulf Dorn

Wulf Dorn riesce a tenere il lettore sempre in tensione. I capovolgimenti si susseguono a ritmo incalzante soprattutto (ovviamente) nelle ultime pagine. Consigliato.

Logan - [a film by James Mangold]

Logan ha radici profonde: ispirato vagamente a un fumetto (la versione di Wolverine in Old Man Logan, pur senza alcuna pretesa di continuità con le precedenti pellicole X-Men), si richiama esplicitamente a un western (Shane – Il cavaliere della valle solitaria); ma ci si potrebbe tranquillamente spingere fino all’Eneide, con l'immagine di un uomo che porta sulle spalle l’anziano padre, e, tenendo per mano il figlio (o, in questo caso, una “figlia"), si allontana da una civiltà in fiamme, verso un futuro incerto e denso di pericoli. Il risultato è una riflessione malinconica e struggente sul crepuscolo degli eroi, punteggiata da scene d'azione di rara brutalità, e commentata sapientemente dall'impeccabile colonna sonora di M. Beltrami. Hugh Jackman e Patrick Stewart si congedano rispettivamente dai ruoli di Wolverine e Charles Xavier con una performance straordinaria; non è da meno la giovanissima Dafne Keen (X-23). Gli antagonisti, d'altra parte, sono poco più che macchiette (lo scienziato pazzo, il mercenario, il doppione): in fondo, il peggior nemico di Logan è se stesso. 5/5

Giuda - Amos Oz

Innanzitutto una premessa: il titolo originale in lingua ebraica è: “Il Vangelo sulla bocca di Giuda uomo di Qariyot (iscariota)”. Risulta evidente che questo titolo evoca più direttamente quello che sarà il tema principale, assolutamente non il solo, di questa opera complessa e profonda, come risulta altrettanto evidente il tentativo, da parte dell’editore europeo, di sottrarsi ad un evidente pregiudizio religioso. Occorre inoltre aggiungere due annotazioni che spiegano il perché l’autore abbia affrontato un argomento così delicato e discusso:
Amos Oz nasce come Amos Klausner, e cambia il proprio cognome durante l’adolescenza quando, lasciata la famiglia, va a vivere in un Kibbutz. Il cognome di nascita richiamava infatti ascendenze prestigiose e schierate dal punto di vista culturale, politico e religioso, troppo “pesanti” per chi si avviava ad essere uno scrittore esordiente. Ma, al di là di ciò (e veniamo al libro che stiamo commentando), un prozio di Amos, Joseph Klausner, era uno storico illustre ed aveva pubblicato, in ebraico, nel 1922, un’autorevole monografia su Gesù, Gesù di Nazareth, nella quale Gesù era visto come un ebreo e un israelita che aveva cercato di riformare la religione e che era morto da ebreo devoto, tragico e ammirevole.
Occorre anche aggiungere che il nome del protagonista, Shemuel Asch, non è stato scelto a caso; esso rimanda a quello dello scrittore yiddish di origine polacca Sholem Asch, autore di una trilogia scritta tra il 1939 e il 1949, Il Nazareno, L’Apostolo [Paolo di Tarso], Maria. I romanzi furono duramente attaccati nei contesti ebraici ortodossi e l’autore fu accusato di tradimento. I due romanzieri vedono la figura di Giuda però in modo diverso: per Sholom Asch l’apostolo tradisce perché ubbidisce a una richiesta precisa rivoltagli da Gesù; per Oz, le cose, come si legge nel capitolo 47, sono significativamente diverse.
Amos Oz a partire da queste suggestioni iniziali, ha scritto un romanzo che intreccia il racconto del “tradimento” di Giuda con quello di un altro “tradimento”, quello del personaggio fantastico di Shaltiel Abrabanel, l’altro grande protagonista assente del romanzo (all’epoca della vicenda era morto da anni). Abrabanel, descritto come fiero avversario di Ben Gurion, è da tutti giudicato un traditore in quanto amico degli arabi e nemico dell’istituzione dello Stato ebraico nato dopo la fine del mandato britannico. Accanto alla questione della nascita del cristianesimo viene così posta quella collegata al sorgere dello Stato d’Israele. Ma nel romanzo vi sono altri tradimenti, anzi, come ha detto Amos Oz in un’intervista: “per me il cuore della storia non è il cristianesimo, né il dilemma stato-non stato, ma bensì il tradimento si Shemuel ai danni dei suoi genitori. Questo secondo me è il movente di tutta la storia, per quell’inverno lui adotta un altro padre, un’altra madre: tradisce i suoi genitori”. A ben vedere, questo romanzo sul “tradimento”, di tradimenti ne racconta tanti altri, ad esempio quello di Yardena, e quello, presunto, del nonno di Shemuel, Antek, assassinato dalla Resistenza perché ritenuto un traditore mentre, in realtà, preparava per loro documenti falsi. E ancora, nella percezione di Shemuel, il “tradimento” dei genitori nei suoi confronti, quando era piccolo, e poi il loro tradimento reciproco… Il tradimento è quindi il vero tema del romanzo: solo il tradimento - ci dice Amos Oz - può far muovere il mondo; il traditore è l’unico mediatore possibile tra i mondi: da una parte quello ebraico e quello di Cristo, dall’altra quello di Ben Gurion e quello di Abrabanel. La simmetria è perfetta.
I tre personaggi principali, escludendo Giuda Iscariota e Abrabanel, sono Shemuel, Atalia e Gershom Wald. La loro caratterizzazione viene ripresa più volte, nel racconto, come una sorta di Leitmotiv. Shemuel ha “una barba ispida che ricorda la lana d’acciaio”, “capelli setolosi e riccioluti e un folto pelo sul petto”, “sembra sempre esagitato e in un bagno di sudore”, “gli occhi gli si riempiono facilmente di lacrime, anche per un gattino che cerca la mamma”, “si rimane sorpresi nello scoprire che la sua pelle non emana afrori, ma, chissà come mai, un piacevole aroma di borotalco”, “era rassegnato all’idea di non essere molto virile, e perciò la sua vita sarebbe trascorsa vuota e inutile”. Alla fine del romanzo: “domandò a sé stesso”, forse cosa fare della propria vita.
Atalia “ha capelli scuri che scendono morbidamente sino a posarsi sulla curva del seno sinistro”, “porta con sé un effluvio aromatico di violetta ma anche un vago sentore di quel buon profumo di bucato e appretto e calore di ferro a vapore”, “ha un solco che scende diritto dal naso in mezzo al labbro superiore, insolitamente profondo e purtuttavia accattivante, piacevole”. Atalia ha un carattere molto forte, che ricorda quello della madre di Amos, morta suicida: “Lei era profonda, ed era anche una persona molto coinvolgente. Gli uomini avevano quasi sempre delle reazioni forti, ogni volta che lei parlava. Aveva quella forza. E’ una cosa rara. Una cosa del genere l’avrò incontrata in altre tre o quattro persone in vita mia, non di più.” (Confronta “Una storia di amore e di tenebra”)
Gershom Wald “era brutto, lungo e largo e storto, gibbuto, il naso affilato come il becco di un uccello assetato e il mento curvo che ricordava una falce. Una chioma bianca e fine, quasi femminile, scendeva dal capo come una cascata di argento colloidale e gli copriva la nuca. Gli occhi stavano nascosti dietro creste di sopracciglia bianche e fitte…” Pare di vedere la grottesca caricatura antisionista dei manifesti nazisti.
Amos Oz confessa “c’è un che di comico forse in tutti i miei libri. Anche in Giuda, Shemuel Asch è un po’ toccante e un po’ ridicolo, e anche Gershom Wald, e persino Atalia.” L’opera si articola, facendo perno su due capitoli che riguardano la storia di Israele e il “tradimento” di Abrabanel, cap.25 e cap.30, e sul capitolo relativo al “tradimento” di Giuda, cap.47, a metà tra il romanzo e il saggio. Il capitolo 47, ricorda Amos Oz, “l’ho scritto una quantità di volte. Ricordo che la prima stesura era di sessanta pagine…Mi pare che quel capitolo sia stato scritto fra le dodici e le quindici volte”.
Il rapporto tra Wald, che ha perso il figlio Micah, marito di Atalia, nella guerra di liberazione del 1948, e Shemuel, diventa sempre più affettuoso e tenero; Wald è il padre che è mancato a Shemuel, e Shemuel è per Wald il figlio morto. Una delle più belle pagine del libro è il commiato di Wald da Shemuel, anche questa una pagina che Amos Oz ha riscritto più volte, senza mai esserne soddisfatto. Per contro il rapporto tra Atalia e Shemuel è una storia di raffinata seduzione, in cui Atalia sembra determinata a seguire un percorso già tracciato e vissuto, con struggente ricordo di quel poco tempo d’amore trascorso con Micah, mentre Shemuel ne è totalmente soggiogato.

Insomma, un’opera che si presta a mille riflessioni ed approfondimenti, che si legge con molto interesse, ed il cui altissimo livello letterario ne fa, insieme a Una storia di amore e di tenebra, un capolavoro tra le opere di Amos Oz.

Americanah - Chimamanda Ngozi Adichie

Molto piacevole da leggere.L' autrice descrive molto bene la condizione di immigrato che cerca di inserirsi in un nuovo paese e si scontra con le difficolta' quotidiane. Benchiara la distinzione tra ricchi e poveri ma un finale frettoloso.

Il treno dei bambini

Napoli, primo dopoguerra – la fame, la povertà e l’ignoranza sono condizioni di molti. Nei bassi fondi della città una donna sola col suo bambino di 7 anni campa onestamente e come può, ma quando manca tutto sembra non esserci spazio neppure per i sentimenti materni, che si fermano a poche e ruvide esternazioni.
Ne “il treno dei bambini” si narra di un’Italia divisa in due e la Storia diventa anche la storia di Amerigo che caricato su un treno insieme a molti altri bambini per trascorrere, grazie ad un’iniziativa di solidarietà, un intero inverno ospite presso una famiglia comunista del Nord, si ritroverà anch’egli diviso a metà.
La narrazione è affidata per gran parte al bambino e questo rende il quadro seppur desolante un po’ meno amaro. Nella parte finale finale il monologo interiore di Amerigo, ormai adulto, è struggente poesia. La lettura coinvolge, emoziona e diventa difficile trattenere le lacrime.
Da leggere, perché ci racconta un’Italia piuttosto recente che abbiamo dimenticato, ma che in alcuni contesti è ancora drammaticamente viva. Viola Ardone, napoletana di nascita, ci suggerisce di tendere sempre la mano a chi ha bisogno; solo così possiamo ritrovarci di nuovo interi nonostante le lacerazioni della vita e si può provare a dare un senso a qualcosa che senso non ha.