I sette giorni di Allah
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Libri Moderni

Bonina, Gianni

I sette giorni di Allah

Abstract: In un paese della Sicilia orientale, nel catanese, viene ucciso un puparo. La scena del delitto appare organizzata secondo una scenografia singolare: il fuoco, appiccato nella bottega, ha bruciato solo i pupi pagani e cristiani, mentre i mori si trovano raggruppati in un angolo, quasi a volerli mettere in salvo. Nei pressi, una scritta in vernice rossa: "Il sangue di El". Si aprono le indagini di rito, guidate dal capo della mobile di Catania Antonio Meli. Vista la teatralità dell'enigma, il commissario decide di chiedere aiuto al professor Nicola Di Cristoforo, un accademico celebre specialista di islam siciliano ed esperto di ogni mistero, e a cui lo lega un rapporto da allievo a maestro. Subito i molti segnali stimolano la sensibilità del professore come tante punture di spillo: non riesce a vincere la sensazione che il delitto contenga un certo messaggio diretto a lui e che il mittente sia una persona a lui ben nota. Intanto, gli assassinii, sempre più vistosamente scenografici, continuano, collegandosi alla magia numerica del sette. La linea di sangue si va facendo sempre più "traslata, metaforica, simbolica, allegorica". "I sette giorni di Allah" è un giallo a impianto fortemente culturale. A seguirne le anse tortuose, il lettore, alla fine, si rende conto di avere percorso, di fianco all'avventura, un pellegrinaggio in un'isola di cui sappiamo poco e non si parla mai: la Sicilia islamica.


Titolo e contributi: I sette giorni di Allah / Gianni Bonina

Pubblicazione: Palermo : Sellerio, 2012

Descrizione fisica: 399 p. ; 17 cm

Serie: La memoria ; 898

EAN: 9788838925801

Data:2012

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.92 NARRATIVA ITALIANA, 2000- (21) Giallo <genere fiction> (0) Poliziesco <genere fiction> (0)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2012
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 3 copie, di cui 0 in prestito.

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Qui è una domenica novembrina, il pomeriggio è lungo e quindi provo un esperimento: recensire mentre si legge.
Capitolo 1 – Il 3 gennaio 2007 Muhamed Abddullah al-Dulaimi arriva in traghetto a Catania dal "Continente". Muhamed è un nostalgico dell'occupazione/civilizzazione mussulmana dell'isola e così fra citazioni del sommo Sayyd Qutb e di Rahid Rida, uno dei pensatori della Nahda (!!!???) l'autore lascia intuire che probabilmente Muhamed ha in mente di condurre la propria jihad. D’altra parte “Cosa impediva infatti che nella sua Siqilliyya riecheggiasse il canto dei muezzin?”. Finito il primo capitolo fra numerosissime citazioni (prendo tutte per buone non ho voglia di verificare su wikipedia lo sterminato numero di dotto islamici citato); comunque il tempo è stato occupato dignitosamente e poi con il sommo El Shaarawy centravanti della nazionale italiana di calcio è meglio allargare i proprio orizzonti. Capitolo 2 – Mancano tre giorni al 2007 e Nino Mottisi, puparo, sta sistemando le marionette nel proprio laboratorio ma 20 righe dopo averlo presentato l’autore lo fa assassinare da uno “sconosciuto con accento straniero”. A pag. 22 appare il capo della Mobile di Catania Antonio Melli, che dopo 18 (diciotto) righe di indagine è già a pranzo con la moglie Giulia “che a Lettere svolgeva un dottorato di ricerca sulla storia delle religioni”; ‘sta donna “era sempre stata di un’intelligenza vivissima”, poi apprendiamo che i due sono “sposati ed entrambi in carriera”. Qui mi fermo perché ho molte perplessità su quanto affrontato, un omicidio è un omicidio e se il buon Melli aveva fretta di pranzare con la moglie dotata di una “mente colorata”, l’autore avrebbe dovuto soffermarsi un po’ di più sugli aspetti criminali e di definizione della vittima, utilizzata solo per far partire l’indagine in cui il suo capo della Mobile e moglie potevano far sfoggio di erudizione. Inoltre l’affascinante modo di citazioni islamiche confina con un linguaggio un po’ banale nella descrizione del “giallo”. Sospendo la lettura, e lo candido fra gli “abbandonati”, provo con Colin Dexter e il suo Morse.

http://www.anobii.com/yossarian62/books

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