Bresso

 

A Bresso c'è un gruppo di lettura che ama i libri, ama discuterne assieme

e ama farlo davanti ad una tazza di tè, un cappuccino e qualche delizia per il palato.

Si chiama LEGGERMENTE e si incontra di solito una volta al mese.

Per informazioni e contatti:  leggermente.vera@gmail.com

 

 

Prossimo appuntamento:

  mercoledì 4 dicembre

ore 21.00

presso L'Artemisia

 

Si parlerà del libro

Finché avrò voce

 di Malalai Joya


Malalai era ancora tra le braccia della mamma quando i russi hanno invaso l'Afghanistan. E aveva solo quattro anni quando la sua famiglia si è rifugiata in Pakistan. Poi sono venuti la guerra civile negli anni Novanta, la presa del potere dei talebani, la "guerra al terrore" degli americani. Quando, dopo il crollo del regime talebano, Malalai ha la possibilità di entrare a far parte dei delegati della Loya Jirga, il gran consiglio afgano che dovrebbe governare il nuovo corso, si ritrova in realtà seduta a fianco degli aguzzini di sempre. Lo sgomento non dura che un attimo. Si alza. Chiede la parola. E proprio lei, una donna, dice le verità che nessuno aveva mai detto. "La legittimità e la legalità di questa assemblea" esordisce risoluta "vengono messe in dubbio dalla presenza dei criminali che hanno ridotto il nostro Paese in questo stato. Sono le persone più contrarie alle donne. Dovrebbero essere condotti davanti a tribunali nazionali e internazionali. Se anche potrà perdonarli il nostro popolo afgano dai piedi scalzi, la nostra storia non li perdonerà mai". In aula scoppia il putiferio. Dal giorno del suo intervento, Malalai è oggetto di continue minacce di morte e di continui tentativi di attentati. È stata infine espulsa illecitamente dal parlamento dove è stata eletta. Ormai vive una vita blindata, cambia casa ogni giorno, è costretta a girare con il burqa, proprio lei che lo combatte da sempre. La sua storia e quella tormentata del suo Paese si intrecciano.

Malalai Joya, Figlia di uno studente di medicina, all’età di 4 anni,durante la guerra civile,è stata costretta a rifugiarsi con la sua famiglia in un campo profughi in Iran e più tardi in Pakistan. Dopo il ritiro delle truppe sovietiche e i quattro lunghi anni di guerra civile, nel 1998 Malalai rientra in Afghanistan, ancora sotto il potere del regime talebano. Considerata una delle principali attiviste nel campo della difesa dei diritti umani e delle donne, nel 2003 Malalai Joya, a soli 26 anni, fu eletta dai suoi concittadini come delegata alla Loya Jirga (Grande Assemblea) che doveva stilare la carta costituzionale del paese. Già allora Malalai prese la parola e, in un coraggioso discorso divenuto poi celebre, denunciò i crimini dei ‘signori della guerra’ che controllavano, e ancora oggi controllano, la Loya Jirga e i posti di comando del paese. Da quel giorno Malalai vive sotto scorta, è oggetto di continue minacce di morte e ha già subito vari attentati. Nonostante ciò continua il suo lavoro incontrando la sua gente in ogni provincia dell’Afghanistan e viaggiando in tutto il mondo per denunciare i soprusi che avvengono nel suo Paese. Per il suo coraggio e il suo costante impegno, Malalai Joya è considerata una delle principali attiviste nel campo della difesa dei diritti umani e dei diritti delle donne.
Il tema per il mese di dicembre sarà un classico. Ognuna di noi può attingere dai propri ricordi, dalle proprie preferenze, dal periodo e la cultura che preferisce per proporre un titolo che vorrebbe leggere, o rileggere, sotto l'albero.
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