
Un'odissea della precarietà e della miseria, la discesa agli inferi, e la «rinascita», di un alcolizzato solitario che vive sulle rive del Tennessee negli anni Cinquanta. Pubblicato, dopo vent'anni di lavoro, nel 1979, finalmente esce anche in Italia il libro di McCarthy più forte, più commovente. Cornelius «Buddy» Suttree è un uomo sulla trentina. Vive in una decrepita casa galleggiante sul Tennessee ancorata nei dintorni di Knoxville, ogni tanto pesca qualcosa per guadagnare giusto il necessario a sopravvivere. La sua unica ambizione sembra essere quella di bere, tanto da essere fermato spesso per ubriachezza molesta. Eppure non è sempre stato cosi: Suttree viene da un passato di privilegi fino a quando non ha ripudiato la famiglia benestante, gli agi in cui è cresciuto, una moglie e un figlio. Il romanzo prende le mosse dall'uscita di prigione di Suttree (è stato un anno dentro per un furto in una farmacia) e racconta della sua vita accanto ai balordi e agli esclusi del Sud degli Stati Uniti: «ladri, derelitti, puttane, bari, ubriaconi, truffatori, accattoni, assassini, pervertiti e tutta un'infinita varietà di debosciati». Tra questi spicca Gene Harrogatc che Suttree ha incontrato in prigione, un vagabondo «che non ha mai fatto una doccia in tutta la sua vita», un personaggio indimenticabile, ingenuo e amorale allo stesso tempo, deciso a «conquistare» Knoxville o morire provandoci. Cosi, la storia di Suttree che ha i tratti caratteristici di molti eroi di McCarthy: un solitario impenitente, vittima di un isolamento per molti versi incomprensibile si converte nel ritratto di una vita anonima, senza compromessi, che gode dell'esistenza nelle sue forme più dure, dove momenti di puro lirismo si alternano a una riflessione sull'identità e l'esistenza. Grazie a una struttura narrativa semplice, costruita con episodi che lasciano un'impronta indelebile nella memoria, questo romanzo che è stato paragonato all' Ulisse di Joyce per la densità della sua prosa e alle Avventure di Huckleberry finn per l'onnipresenza del fiume - è la conferma di quanto Cormac McCarthy sia a pieno titolo un classico della narrativa contemporanea.