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Fare i conti con i classici
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BEARD, Mary

Fare i conti con i classici

Milano : Mondadori, 2017

Abstract: Lo spettro della fine degli studi classici si aggira fra noi da molto tempo. Ovunque, in Occidente, ci si dispera per il declino della fortuna del greco e del latino nelle scuole, per la chiusura delle facoltà di lettere antiche. Si vorrebbe addirittura che l'Unesco dichiarasse le lingue classiche «patrimonio dell'umanità», quasi fossero delle rovine preziose o una specie in via di estinzione. In questa decadenza, però, vi è qualcosa di paradossale: infatti, se da un lato i classici sono in declino «per definizione» (lo sono, cioè, da sempre), dall'altro sul loro destino il dibattito fra gli specialisti sembra non conoscere requie. E, soprattutto, sembra non lasciare alcuna speranza. Questo probabilmente perché continuiamo a guardare al mondo antico con rimpianto e nostalgia, o perché non riusciamo a liberarci dal timore di non poter preservare ciò che amiamo. Forse è la paura di veder svanire il fondamento della cultura occidentale. La nostra identità. Fare i conti con i classici ci invita a guardare alla cultura e alla storia greca e latina con occhi diversi. E a sottrarci al luogo comune secondo cui il dialogo con gli autori antichi sia un «dialogo con i morti». Innanzitutto perché studiare i classici significa confrontarsi non soltanto con la letteratura, la poesia, la filosofia, il teatro del mondo greco-romano, ma anche con tutti coloro che nel corso dei secoli li hanno affrontati, citati o ricreati. E poi perché in questo dialogo i veri interlocutori siamo noi. Noi che come ventriloqui diamo voce a ciò che gli antichi hanno ancora da dire, proiettiamo su di loro angosce e desideri, non smettiamo di interrogarli sui grandi temi-concetti-parole che da oltre duemila anni definiscono il nostro orizzonte culturale. E misuriamo senza posa la distanza che ci separa dal loro universo. Al quale, nonostante tutto, rimaniamo inevitabilmente legati. Perché la tradizione greca e latina non è qualcosa da imparare a memoria e declamare, ma è qualcosa con cui interagire e battagliare. Qualcosa che invita al confronto, all'avventura e alla sfida, nel tentativo di ritrovare quella connessione creativa capace di liberare tutta l'energia e la tensione di cui i classici sono ancora intrisi.

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Mary Beard, professoressa di Studi Classici all'Università di Cambridge, già autrice di SPQR, raccoglie in questo volume una trentina di recensioni, suddivise in 5 sezioni: Grecia, Roma repubblicana, Roma imperiale, la Roma degli umili, e l'impatto culturale dell'arte e della cultura romana fino ai giorni nostri. Con uno stile diretto e a tratti ironico, l'autrice fa il punto su quello che pensiamo di sapere, quello che effettivamente sappiamo, e soprattutto su come ne siamo venuti a conoscenza (particolarmente illuminanti a questo proposito i capitoli su sir Evans e su Pompei). Purtroppo si rimane con l'impressione di una raccolta di aneddoti, di certo istruttivi e interessanti, ma senza un vero filo conduttore. Consigliato a chi ha già un'infarinatura di storia antica, letteratura greca (Saffo, Tucidide) e letteratura latina (Petronio, Tacito); la trattazione episodica probabilmente finirà col disorientare e annoiare il lettore non specialista. 3,5/5 (arrotondato a 3 perché in fondo è tutto materiale riciclato da altre pubblicazioni).

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