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Socialismo e fascismo
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GRAMSCI, Antonio

Socialismo e fascismo

Torino: Einaudi, 1971

Abstract: Il testo riunisce gli scritti di Gramsci che videro la luce tra il 1921 e il 1922 nell’ “Ordine Nuovo” trasformato, a partire dal I° Gennaio 1921 da “rassegna settimanale di cultura sociale” in “quotidiano comunista”. È da quelle colonne che Gramsci condusse la sua opera di chiarimento delle ragioni storiche della scissione di Livorno e dei compiti di avanguardia rivoluzionaria che il Partito comunista era destinato ad assolvere. La polemica, aspra e spesso spietata, mirava a rafforzare il nuovo organismo di lotta in un momento in cui più accanita si faceva in Italia la lotta delle classi e la reazione politica. Il fenomeno fascista si presentava con contorni ancora incerti e veniva variamente interpretato e definito. Non era facile in quel momento giungere a comprendere fino in fondo il significato. A Gramsci va il merito di avere cercato di enucleare sovversivismo di classe e reazionario che il fascismo rappresentava, e di averne colto un carattere fondamentale, la “mobilitazione della piccola borghesia per l’attacco del capitalismo contro il proletariato”. Una visione nitida, che si articola nella ricerca e nella denuncia dei mandanti, delle omertà, delle connivenze, delle rinunce di fronte alle violenze, e nella critica agli atteggiamenti di rassegnazione e di debolezza dei socialisti e dei riformisti. Ai 228 articoli dell’ “Ordine Nuovo” quotidiano contenuti in questo volume e di sicura attribuzione questo volume aggiunge due importanti appendici. Tra i documenti della prima, spiccano i resoconti dei discorsi pronunciati prima, durante e dopo il II Congresso nazionale del Partito Comunista d’Italia; nella seconda sono raccolti quegli scritti che, pur rispecchiando posizioni di Gramsci, non si sono potuti attribuire con certezza.

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Utente 73087
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A pag 393, si legge : "La stessa Costituzione contempla l'eventualita' : essa riconosce al popolo il diritto di insorgere in armi contro ogni tentativo dei poteri statali di infrangere la Costituzione stessa." Mi spaventa l'idea che esista anche un solo Paese in cui ci sia una Legge che preveda "un simile diritto". Forse quando il popolo insorge in armi non lo fa perche' una legge lo prevede ma a causa della oppressione subita. La reazione ARMATA non e' MAI auspicabile. Ma la STORIA ci ha insegnato che puo' succedere! Nello specifico, mi chiedevo se, in quel 13 novembre 1921, il quotidiano comunista "L'ordine nuovo" ha effettivamente pubblicato l'articolo cosi' come si trova su questo libro o se si tratta di un "errore di stampa" avvenuto nel 1974. Mi rendo conto che la Biblioteca non solo non puo' rispondere ma tanto meno e' responsabile, ma dato che e' presente nel sito internet questo spazio, mi sono permessa di esprimere un commento.

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