Community » Forum » Recensioni

Marilyn
4 1 0
Mailer, Norman

Marilyn

Milano : Dalai, 2012

Abstract: La biografia di una diva, l'interpretazione di un fenomeno e il romanzo di una donna. Il ritratto di Marilyn Monroe dipinto da Norman Mailer è tutto questo e molto di più. Il grande scrittore indaga i segreti della psiche tormentata di un'attrice che mescolava di continuo professione e vita privata. Dall'incontro con un mito vivente del baseball come Joe Di Maggio, amico anche dopo la fine del loro matrimonio, a quello con Arthur Miller, che porterà entrambi all'autodistruzione, fino agli amori fugaci e impossibili che le rovineranno definitivamente l'esistenza.

80 Visite, 1 Messaggi
Utente 9105
68 posts

Dopo aver letto “Blonde”, il lungo romanzo della Oates ispirato alla vita di Norma Jeane, in arte Marilyn Monroe, la curiosità mi ha spinto a verificarne l’aderenza alla realtà dei fatti e del personaggio, leggendo anche questa biografia-romanzo di Norman Mailer. Le due opere sono sensibilmente diverse. La Oates costruisce la sua Norma Jeane-Marilyn Monroe a partire dalle ossessioni e le tematiche tipiche della sua scrittura, scavando nella fragile personalità di Norma Jeane, di cui esplora i rapporti famigliari, in particolare quelli con la madre, mentre Marilyn, il doppio disinibito dell’ingenua Norma Jeane, è un vero e proprio animale da set cinematografico, con una dote innata per la cura della propria esplosiva immagine pubblica. Norman Mailer, che aveva scritto la sua prima opera, “Il nudo e il morto”, un romanzo di guerra in cui la guerra è quasi assente, inventando una biografia dei protagonisti, ed investigandone quindi la psicologia, in “Marilyn” ricorre ad una analoga tecnica narrativa: partendo da una biografia più rigorosa, che trascura l’inesplorato periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, mette in luce le contraddizioni tra il personaggio pubblico, che viene sfruttato con cinismo dal mondo del cinema e dei media, e la tormentata ed irrisolta personalità interiore, sempre alla ricerca di un amore puro e disinteressato, come avrebbe potuto essere quello del padre mai conosciuto, o di un figlio a lungo ricercato. Da entrambe le opere emerge comunque il ritratto di una donna debole e triste, vittima del proprio stesso mito. Lee Strasberg la ricordava così nel suo discorso funebre: “Altre erano fisicamente belle come lei, ma in lei c'era evidentemente qualcosa in più, qualcosa che la gente vedeva e riconosceva nelle sue interpretazioni e con cui si identificava. Aveva qualcosa di luminoso - una combinazione di pensosità, radiosità, struggimento - che la distingueva e nello stesso tempo faceva desiderare a tutti di parteciparne, di condividere quell'ingenuità infantile che era insieme così timida e così vibrante.”

  • «
  • 1
  • »

5965 Messaggi in 4915 Discussioni di 885 utenti

Attualmente online: Ci sono 5 utenti online